Attualità

TUTTOFOOD, LA REGIONE MARCHE AL CENTRO DEL CONFRONTO SULLA DOP ECONOMY

La DOP Economy come sistema produttivo organizzato, capace di andare oltre la semplice somma delle eccellenze e di generare valore per imprese, filiere e territori

Editor13 maggio 2026 alle 18:12

È questo il tema al centro del talk “La DOP Economy delle Marche”, promosso oggi dalla Regione Marche nell’ambito di TUTTOFOOD 2026, l’evento in corso nello spazio AREPO Vision Arena a Milano.

L’incontro, presentato e coordinato da Edoardo Raspelli, giornalista e critico gastronomico tra i più noti interpreti del racconto enogastronomico italiano, ha coinvolto il vicepresidente della Regione Marche e assessore all’Agricoltura Enrico Rossi e i rappresentanti delle principali filiere certificate marchigiane. L’impegno della  Regione Marche è infatti quello di sostenere la DOP Economy come leva di crescita, competitività e valore per le filiere agroalimentari regionali, nel quadro degli obiettivi del CSR Marche (Complemento per lo Sviluppo Rurale). Al centro del confronto, non soltanto i prodotti, ma il valore economico, produttivo e territoriale dei comparti rappresentati dai Consorzi. Ogni denominazione racconta infatti una filiera: imprese agricole, trasformatori, disciplinari, aree produttive, competenze, mercati e ricadute sul tessuto economico regionale.

“La presenza della Regione Marche a TUTTOFOOD – ha spiegato il vicepresidente Rossi -, con 55 aziende e un sistema di qualità certificata che conta 14 prodotti nel cibo e 21 denominazioni nel vino, rappresenta un’occasione importante per raccontare l’agroalimentare marchigiano nella sua dimensione più autentica e strategica. DOP e IGP non sono soltanto eccellenze da valorizzare, ma espressione di filiere, Consorzi, imprese, territori e comunità produttive. Il punto è dare a questo patrimonio una prospettiva economica solida, perché la qualità certificata possa continuare a svolgere anche una funzione di presidio del territorio, delle aree interne e del paesaggio. Come Regione intendiamo accompagnare questo percorso attraverso gli strumenti del CSR, sostenendo progetti di filiera credibili, innovazione, collaborazione tra i Consorzi e una promozione più organica. Le Marche – ha concluso Rossi -  hanno produzioni diverse, spesso di piccola dimensione: proprio per questo devono imparare a parlare con una voce più corale, capace di rafforzare le singole identità e di intercettare mercati attenti alla qualità e disposti a riconoscerne il valore”.

“Le Marche hanno un paniere di DOP e IGP molto interessante perché non raccontano soltanto buoni prodotti, ma territori diversi, tradizioni produttive e una forte cultura del fare bene – ha sottolineato Edoardo Raspelli –. Dal vino all’olio, dalla pasta ai salumi, dai formaggi alle carni, emerge una regione che ha saputo custodire identità e qualità. Il punto, oggi, è far conoscere sempre meglio questo patrimonio, con serietà, competenza e capacità di parlare anche ai nuovi mercati”.

 

La DOP Economy marchigiana vale circa 136-137 milioni di euro, pari a circa il 6% del valore complessivo della produzione agroalimentare regionale, con una crescita recente di circa +4%. Il sistema conta 35 prodotti certificati tra cibo e vino: 14 DOP e IGP del cibo e 21 denominazioni del vino, che rappresentano la componente più rilevante del valore complessivo. Gli operatori coinvolti sono oltre 2.750, mentre il solo comparto cibo DOP e IGP vale circa 26 milioni di euro.

Numeri che confermano un sistema che non compete sui grandi volumi, ma su qualità certificata, origine, reputazione, organizzazione delle filiere e legame con i territori rurali. In questa prospettiva, le DOP e le IGP non rappresentano soltanto marchi di qualità, ma strumenti di tutela, posizionamento e sviluppo economico.

Il confronto ha coinvolto i principali soggetti rappresentativi delle filiere certificate marchigiane: vini, Casciotta d’Urbino, ConMarcheBio, Maccheroncini di Campofilone, Prosciutto di Carpegna, Oliva Ascolana, Cartoceto DOP, Olio Marche IGP, Ciauscolo, Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale e Agnello del Centro Italia.

Dal vino all’olio, dalla pasta alle carni, dai salumi ai formaggi, fino al biologico, il talk ha restituito l’immagine di un sistema articolato, nel quale la qualità certificata diventa presidio economico delle aree rurali, fattore di riconoscibilità per il territorio e leva di competitività per le imprese.

Per la Regione Marche, il confronto con i Consorzi rappresenta anche un momento di ascolto. Bisogni, prospettive e potenzialità delle filiere costituiscono elementi centrali per rafforzare il lavoro di sistema tra imprese, Consorzi e istituzioni, in coerenza con le priorità del CSR Marche: competitività del comparto agricolo e agroalimentare, qualità delle produzioni, aggregazione, innovazione, promozione coordinata e sviluppo equilibrato delle aree rurali.

Accanto al talk, lo show cooking dedicato alle produzioni regionali ha permesso di tradurre in forma immediata e divulgativa il legame tra prodotto, disciplinare, territorio e filiera. Non una semplice degustazione, ma un racconto concreto del lavoro che sta dietro la qualità certificata: origine, competenza produttiva, trasformazione, tutela e capacità di presentarsi ai mercati.