Passaggio di testimone dalla scrittura all’inchiesta

San Benedetto - Con “Quel silenzio in fondo al mare” la narrativa si trasforma in cronaca investigativa sul mistero del naufragio del Rita Evelin.
A ottobre 2023 è stato pubblicato il mio ultimo romanzo, Quel silenzio in fondo al mare. Il naufragio nel mare Adriatico del motopeschereccio Rita Evelin.
Per raccontare questa storia di dolore e mistero, scelsi la voce di Giovanna, cugina di Francesco Annibali, il più giovane delle tre vittime.
Una narrazione intima che diventa strumento di verità.
Il romanzo non voleva essere solo una narrazione intima e collettiva, ma anche un atto di denuncia: dopo 18 anni, le cause dell’affondamento in una notte stellata e con mare calmo restano un enigma, così come le dichiarazioni del capitano Nicola Guidi, unico sopravvissuto, inizialmente indagato e poi assolto.
Gianni Lannes: Il Giornalista Investigativo
La storia raccontata nel libro, ha catturato l’attenzione del giornalista investigativo Gianni Lannes, che all’epoca del naufragio si trovava all’estero.
Già allora aveva notato due elementi insoliti: la rapidità con cui il giornale russo Pravda aveva diffuso la notizia dell’affondamento e il telegramma di condoglianze inviato alle famiglie dall’allora Ministro degli Esteri, Massimo D’Alema. Una vicenda che, sebbene oscurata dalle notizie di guerra di quegli anni, meritava di essere riesaminata. Dopo aver letto il romanzo, Lannes ha deciso di riaprire il caso, conducendo un anno di indagini giornalistiche.
Il passaggio del testimone alla Palazzina Azzurra
In una sala della Palazzina Azzurra di San Benedetto del Tronto gremita di cittadini e dei familiari dei naufraghi è avvenuto il passaggio dalla letteratura alla cronaca durante un evento organizzato dall’Associazione Alchimie d’Arte, presieduta da Domenico Parlamenti.
Contraddizioni, depistaggi e silenzi: gli ostacoli della verità. Il recupero di archivi e filmati che riaccende il dibattito.
Dopo la presentazione del romanzo e della sua poetica da parte di Enrica Consorti, che conduceva la serata, l’intervento della psicoterapeuta Antonella Baiocchi, e le emozionanti letture di Simone Cameli, la parola è stata lasciata a Gianni Lannes, che ha illustrato i risultati della sua inchiesta: depistaggi da parte delle autorità, contraddizioni nelle dichiarazioni di Nicola Guidi durante i quattro interrogatori condotti dal comandante della Capitaneria di Porto Luigi Forner, la dichiarazione dell’ex Ministro dei Trasporti Bianchi in Parlamento riguardo alla certezza da parte del governo del recupero del relitto e delle indagini concluse.
In uscita un docufilm e un libro a firma Gianni Lannes
È pronto un docufilm in cui i testimoni di quella tragica vicenda raccontano la loro esperienza. Tuttavia, molti dei protagonisti di quella storia hanno scelto di restare nell’ombra, nascondendosi dietro i “non ricordo” e i “non so”. La loro assenza parlerà più di ogni testimonianza.
A giugno, inoltre, uscirà il libro-inchiesta di Gianni Lannes sul naufragio del Rita Evelin, contenente documenti inediti recuperati dal giornalista.
Le carte, i filmati dei robot subacquei erano stati sempre stati lì, custoditi negli archivi della Capitaneria di Porto e della Procura di Ascoli, accessibili a chiunque: avvocati, pubblici ministeri, giornalisti e cittadini. Bastava solo richiederli e leggerli. E Lannes lo ha fatto.
Il relitto, dopo 18 anni, è ancora in fondo al mare. Può e deve parlare.
Verso la Giustizia e la Verità
Lannes ha concluso la sua indagine giornalistica e ora la palla passa agli organi competenti. Le famiglie dei naufraghi hanno appena incaricato un avvocato.
La speranza è che il silenzio in fondo al mare ceda finalmente il passo alla verità.
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