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Salone del Libro di Torino, Grottazzolina racconta il suo sogno del volley lungo cinquant’anni

Editor14 maggio 2026 alle 15:56

È il cuore pulsante di “La prima volta che ti ho vista”, il libro scritto da Davide Romani, storica firma della pallavolo per La Gazzetta dello Sport, con la prefazione di Federico Buffa, voce narrante capace come poche altre di restituire allo sport la sua dimensione epica e umana.

Ci sono storie sportive che si limitano a raccontare vittorie. E poi ce ne sono altre che, pur partendo da un campo e da un pallone, finiscono per parlare sì di vittorie, ma anche di identità, comunità, visioni condivise. La storia sportiva di Grottazzolina appartiene senza dubbio a questa seconda categoria: non la semplice cronaca di un percorso senza precedenti per un borgo di tremila anime, ma il romanzo collettivo di un paese che ha trasformato un’intuizione in destino. Tutto narrato presso i canali ufficiali web del sodalizio pallavolistico fermano. È il cuore pulsante di “La prima volta che ti ho vista”, il libro scritto da Davide Romani, storica firma della pallavolo per La Gazzetta dello Sport, con la prefazione di Federico Buffa, voce narrante capace come poche altre di restituire allo sport la sua dimensione epica e umana. Il volume sarà presentato in anteprima sabato 16 maggio, alle ore 11.00, al Salone Internazionale del Libro di Torino, nel padiglione della Regione Marche: una consacrazione simbolica e culturale per una vicenda che ormai travalica i confini della pallavolo. All’appuntamento torinese saranno presenti il giornalista Davide Romani, il coach Massimiliano Ortenzi e l’editore Luca Bartoli. Il libro prende avvio dalla prima, storica partecipazione della Yuasa Battery Grottazzolina alla Superlega, ma sceglie intelligentemente di non fermarsi al presente. Al contrario, Romani costruisce un lungo movimento a ritroso: un flashback che riporta il lettore all’aprile del 1971, quando tutto ebbe inizio su un campo sterrato. Da lì prende forma un racconto che attraversa oltre mezzo secolo di sport italiano, intrecciando testimonianze, memorie, fotografie storiche e voci inedite dei pionieri e dei dirigenti attuali che hanno dato origine all’impresa. La forza narrativa dell’opera, che vede in primo piano il racconto del coach Massimiliano Ortenzi, sta proprio nella capacità di evidenziare la crescita del club senza cadere nella retorica del miracolo sportivo. Perché Grottazzolina non è un miracolo. È, semmai, la dimostrazione ostinata di ciò che può accadere quando una comunità conserva nel tempo coerenza, visione e appartenenza. L’autore lo sottolinea con lucidità: “Una società nata dall’idea di un gruppo di amici desiderosi di sperimentare un gioco nuovo, salita categoria dopo categoria fino all’élite della pallavolo italiana, senza mai smarrire il proprio legame con il territorio”. Ed è qui che entrano in gioco le parole di Federico Buffa, che rifiuta parla di “uomini capaci di immaginare ciò che gli altri ancora non vedono”. Nella sua riflessione, Grottazzolina diventa un “caso di scuola”, un laboratorio umano prima ancora che sportivo. “Un paese di tremila anime che decide di sfidare realtà economicamente e strutturalmente superiori non per incoscienza, ma per consapevolezza di sé”. Il punto centrale, infatti, non è soltanto la scalata dalla Serie C alla Superlega. Molte società vincono. Pochissime riescono a farlo senza cambiare pelle. A Grottazzolina, invece, il tempo sembra aver consolidato anziché corroso l’identità originaria: gli stessi dirigenti, lo stesso allenatore, la stessa idea di pallavolo, la stessa prossimità umana tra squadra e comunità. È una dimensione quasi novecentesca dello sport, dove il professionismo non cancella il senso di appartenenza ma, paradossalmente, lo amplifica. Che il libro abbia già esaurito in prevendita metà della prima tiratura non sorprende affatto. Perché “La prima volta che ti ho vista” intercetta qualcosa che va oltre il pubblico degli appassionati di volley. Racconta un’Italia periferica ma non marginale, capace ancora di produrre eccellenza senza tradire se stessa. Un’Italia che non urla, non ostenta, ma lavora in silenzio fino a diventare esempio. E forse è proprio questa la lezione più preziosa che arriva da Grottazzolina: nel tempo delle identità che si consumano in fretta, esistono ancora luoghi dove crescere significa restare fedeli a ciò che si è stati fin dall’inizio. Anche quando il mondo, improvvisamente, ti porta sul palcoscenico più grande.