"NIN PERDE LA SUMENTE": PREMIATI AD ALTINO GLI STUDENTI VINCITORI DELLA TERZA EDIZIONE DEL CONCORSO DI RACCONTI DIALETTAL

ALTINO - Dalla biodiversità ambientale a quella della parola dialettale, con la riscoperta e trasmissione alle future generazioni di termini, modi di dire, perle di saggezza popolare che raccontano mondi, sensibilità, memorie condivise diversamente non esprimibili.
Nato con questo intento, il concorso di racconti dialettali, “Nin perde la Sumente”, ha celebrato domenica scorsa la cerimonia di premiazione della sua terza edizione, in una gremita sala polivalente del Comune di Altino, in provincia di Chieti. Protagonisti gli studenti della scuola secondaria di primo grado di Altino, plesso dell'istituto comprensivo Giulio De Petra di Casoli, che hanno proposto otto racconti, ispirati ad altrettanti proverbi, vincitori dei quali sono stati "Na femmena coraggiose", di Tommaso D'Andrea, "Tu fi la sorte de lu peparole, te muore nghe la sumente ngule" di Daniel D'Alonzo e Sofia Caricati, "Piagne lu morte pe frecá Lu vive", di Nicolò Daniele e Alysia Trotta con menzione speciale "Ommene avvisate, mezze salvate", di Chiara Porreca e Kevin Badea. Il concorso, nato su iniziativa dell'associazione Interflumina di Altino e degli scrittori Tino Bellisario e Nicola Scutti, si inserisce nel progetto più complessivo “Pe’ nin perde la sumente”, per il recupero della biodiversità culturale dei territori montani e pedemontani, dove per secoli i contadini hanno coltivato, addomesticato e conservato le varietà autoctone, varato da Bio Cantina Sociale Orsogna leader in Abruzzo e in Italia nel settore biologico, con circa 300 soci operativi su oltre 1.500 ettari di vigneto. Un modello profondamente radicato nel territorio. Negli anni, la cantina ha riscoperto e rimesso in produzione varietà viticole autoctone dimenticate, custodite per secoli dai contadini di montagna insieme a saperi, tradizioni e linguaggi unici. Il concorso di Altino fa parte di un ciclo di appuntamenti che interesseranno da maggio a settembre i paesi della Maiella orientale e centrale delle rete di “Pe’ nin perde la sumente” di cui a breve sarà reso noto il cartellone. Ha commentato il sindaco di Altino Vincenzo Muratelli: "i racconti proposti dai ragazzi, tutti
vincitori e tutti meravigliosi, hanno regalato emozioni speciali legando la tradizione del nostro dialetto locale con i proverbi più caratteristici e iconici e più in generale proponendo la valorizzazione, riscoperta e la tutela del grande patrimonio culturale che esprime l'identità e racconta anche la storia delle nostre comunità". Ha aggiunto Camillo Zulli, direttore della Bio Cantina Sociale Orsogna: "La biodiversità culturale è parte di quella ambientale: va tutelata e trasmessa alle generazioni future. La parola dialettale, quella dei nostri padri e dei nostri nonni, è un elemento di ricchezza al pari degli antichi vitigni autoctoni che abbiamo riscoperto e rimesso in produzione."
Presenti alla giornata conclusiva oltre al sindaco Muratelli e al direttore Zulli, le docenti che hanno affiancato ragazzi e ragazze nella ideazione scrittura dei testi Marina Esposito, Valentina Carapella, Lucia Travaglini, Donatella Scutti, Pamela Renzetti e Sabrina Di Celma. E ancora Luisella Spinelli presidente di Associazione Interflumina, Tino Bellisario e Nicola Scutti. L'ideatore del concorso Tino Bellisario ha evidenziato che "la parola dialettale è come un seme prezioso e raro da conservare e far germogliare. Leggete i bellissimi racconti presentati dai nostri ragazzi: in italiano corrente non sarebbero stati la stessa cosa, avrebbero perso molto del loro profondo significato" La giuria è stata composta Giuseppe Manzi, Aurelio Rossi e Ilaria Di Biase. Primo premio dunque al racconto "Na femmena coraggiose", di Tommaso D'Andrea: la storia di Palma, una ragazza di Roccascalegna che decide di combattere durante la seconda guerra mondiale al fianco dei partigiani, con una molteplicità di temi che si intrecciano tra di loro, primo fra tutti il riferimento alla storia del territorio e, quindi, a quello che nella Maiella orientale ha significato il conflitto e la parabola dei partigiani della Brigata Maiella. Si legge nella motivazione, "pur mantenendo connotati storici precisi, il racconto fa leva su degli elementi immaginari che però diventano simbolici di un'idea del mondo diversa. Al posto dell'avversario infatti, presumibilmente un soldato appartenente all'esercito nazista, l'autore immagina una donna che invece di attaccare Palma le parla con umanità e dolcezza. Questo farà in modo che essa ritrovi la forza e la fiducia per andare avanti", il racconto "fa poi riferimento al ruolo femminile nella Resistenza e focalizza un'ingiustizia che hanno vissuto molte donne del passato: quella di assumere un'identità maschile per essere prese in considerazione in svariati ambiti ufficiali". Secondo posto per "Tu fi la sorte de lu peparole, te muore nghe la sumente ngule" di Daniel e Sofia: storia di Vincenzo, un abitante avaro e un po' stolto di Altino che che si rifiuta di cambiare le sue lire in euro rimanendo con niente in mano, "un vero e proprio racconto d'origine del proverbio, con l'uso di alcuni termini dialettali del mondo ortolano come 'spogna' per dire finocchio, ed espressioni iconiche del parlato popolare, 'l'arte di Marí Cazzette' per intendere l'inutilità di un'azione, 'c'avè durmite sopre a corne ngule' per indicare una dormita spensierata", infine, "la capacità di riferirsi ad alcuni cambiamenti epocali, attraverso la percezione popolare 's'ha cagnate lu monne' per indicare il passaggio dalla lira all'euro".
Terzo posto per "Piagne lu morte pe frecá lu vive" di Nicolò Daniele e Alysia Trotta, la storia di Concetta che ha compassione per il vicino Antonio che piange per la solitudine. Si propone quindi di cucinare per lui ogni giorno, salvo poi scoprire che è stata presa in giro. A convincere la giuria, "l'ironia utilizzata e l'uso di termini ed espressioni tipiche del mondo dialettale ('tommele' per indicare l'antica unità di misura del terreno, 'stu disgrammofone mmbecille d'ommene', maledizioni in cui sembra di sentire l'eco di un'anziana signora arrabbiata)", come pure "il riferimento alla solidarietà che si attiva nel vicinato. Un tempo il vicinato era una vera e propria istituzione, in caso di problemi o di lutti, erano i vicini di casa che aiutavano a far fronte ad incombenze più o meno pratiche".
Menzione d'onore poi a "Ommene avvisate, mezze salvate", di Chiara Porreca e Kevin Badea: la storia di un uomo che non ascolta la moglie e si avventura nel bosco, dove incontra un orso. A convincere la giuria i termini quasi dimenticati come ad esempio "'sparacce', ad indicare la modalità con cui si consumava il cibo in campagna fino a poco tempo fa: avvolgendolo in uno strofinaccio grezzo", ed ancora "il riferimento all'orso nella Valle dell'Aventino e, quindi, la possibilità di riflessione sulla convivenza con esso". Il protagonista infine, "si trova a vivere nella realtà qualcosa che pensava fosse solo una leggenda. Questo rimanda ad alcune suggestioni provate ascoltando le storie degli anziani in cui verità e leggenda andavano di pari passo, fuse". Tanti applausi e complimenti per gli altri testi in concorso "La lengue nen te osse ma osse rompe" di Francesco Braccio e Rebecca Casciano, "La salute senza suolde è na mezze malatie" di Raoul Nolletti e Alessia Anghel Miruna, "Piagne lu morte pe’ frecà lu vive" di Nicolò Daniele e Alysia Trotta, "Chi cachə mmezze ala nevə quende se squaje se vede" di Simone Gigante e Serena Iezzi, "Sta bbone Rocche, sta bbone tutte la Rocca" di Zoe D’Orazio. Infine "1943. Un autunno terribile'' di Angelo Ciscato, Daniele Maria Vittoria, Annalaura Di Lallo , Luca D'Orazio , Giovanni Fortunato, Kevin Koci, Anastasia Marcolongo, Omest Mema, Marika Rosellini, Samuele Verratti e Alessia Zinni, della classe III A, con referente l'insegnante Valentina Carapella.
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