Nel cono d'ombra della città adriatica, incontro con il professor Ludovico Romagni
L'evento è stato organizzato dal Lions Club di San Benedetto del Tronto

San Benedetto del Tronto – Si è svolto, nella Sala Bice Piacentini di San Benedetto del Tronto, l'incontro promosso dal Lions Club di San Benedetto del Tronto dal titolo "Nel cono d'ombra della città adriatica", affidato alla relazione del professor Ludovico Romagni, professore associato di Composizione Architettonica presso la Scuola di Architettura e Design dell'Università di Camerino, con sede ad Ascoli Piceno.
L'incontro si è aperto con una sintetica ma efficace introduzione dell'ingegner Stefano Novelli, che ha ripercorso le principali tappe dello sviluppo urbanistico di San Benedetto del Tronto nel corso degli ultimi secoli, offrendo ai presenti il contesto storico necessario per comprendere le riflessioni successive.
Nel suo intervento, il professor Romagni ha proposto una lettura critica dell'evoluzione delle città che si affacciano sull'Adriatico e, in particolare, della realtà sambenedettese. Secondo il docente, tra l'ultimo decennio del Novecento e i primi anni Duemila la città adriatica è stata oggetto di studi approfonditi e di un intenso dibattito culturale e progettuale. Oggi, invece, quell'interesse sembra essersi progressivamente affievolito, lasciando spazio a una lunga fase di stanzialità e di limitata rigenerazione urbana.
Romagni ha osservato come, nel timore di trasformare il territorio, si sia finito per valorizzare quasi esclusivamente elementi quali l'alta qualità della vita, la longevità della popolazione, la conservazione dei luoghi, la buona cucina e le tradizioni locali. Valori certamente importanti, ma che rischiano di diventare insufficienti se non accompagnati da una visione capace di interpretare le sfide contemporanee.
Tra le conseguenze di questa situazione, il relatore ha indicato la progressiva fuga dei giovani più preparati e intraprendenti verso territori ritenuti più dinamici e ricchi di opportunità. Allo stesso tempo, il territorio adriatico sarebbe rimasto ai margini di alcune grandi scelte infrastrutturali nazionali, come lo sviluppo dell'alta velocità ferroviaria, concentrata prevalentemente lungo la dorsale tirrenica, mentre questioni strategiche come l'arretramento dell'autostrada A14 non risultano ancora inserite in una programmazione concreta.
Il professore ha inoltre evidenziato come, negli ultimi anni, si sia tentato di rilanciare l'economia locale puntando soprattutto su un turismo fondato su eventi, degustazioni, sagre e tradizioni. Una strategia che, se perseguita senza equilibrio, rischia di trasformarsi in una forma di sfruttamento eccessivo delle risorse ambientali e culturali del territorio, fino a comprometterne l'identità e l'attrattività.
Al centro della riflessione è emersa quindi la necessità di recuperare il valore della trasformazione come strumento di crescita. Secondo Romagni, vincoli e tutele interpretati esclusivamente come strumenti di conservazione possono finire per impedire ogni tentativo di innovazione, favorendo una progressiva cristallizzazione del territorio. Non è infatti possibile affrontare le grandi criticità del presente – dai cambiamenti climatici al rischio sismico, fino alle trasformazioni sociali ed economiche – attraverso la sola conservazione dell'esistente.
«Dobbiamo tornare a insegnare la bellezza del trasformare», ha concluso il professore, indicando nella capacità di progettare il cambiamento una delle principali sfide per il futuro delle città adriatiche.
«L'incontro con il professor Romagni – dichiara il presidente del Lions Club di San Benedetto del Tronto, Giorgio Mataloni – ci ha offerto una chiave di lettura preziosa sul futuro delle città adriatiche e, in particolare, sul ruolo che San Benedetto del Tronto può svolgere in questo scenario. Comprendere i cambiamenti in atto e saper coniugare identità e innovazione è una sfida che riguarda non solo le amministrazioni, ma l'intera comunità. Come Lions Club vogliamo continuare a promuovere momenti di approfondimento e confronto che aiutino a immaginare il futuro del territorio con consapevolezza e spirito costruttivo».
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