Point of View
Per la nostra rubrica Point of View pubblichiamo una riflessione del collega Giovanni Desideri

di Giovanni Desideri
Il coraggio del nuovo sindaco
Si direbbe che dopo molti anni San Benedetto abbia quello che si chiama un sindaco carismatico, conosciuto da tutti e da quasi tutti votato. Il suo mandato è tanto più difficile quanto più astratto. I cittadini chiedono infatti nientedimeno che di fermare il declino della città, ovvero fare qualcosa in generale, ciò che ognuno interpreta a modo proprio, senza peraltro essere in grado di formularlo in maniera chiara o coerente. La mancanza di chiarezza è poi la specialità dei politici o degli aspiranti tali, come dimostrato anche in questa occasione, quando il massimo che si sia sentito dal carismatico è stato che in città ci vorrebbero parchi più belli e curati per i più piccoli, il che sarà anche vero ma è lungi dall’essere un programma, a meno che non si vada a rispolverare quella “Città dei bambini”, che era un’idea di molti anni fa, ovviamente mai realizzata né avviata a realizzazione. Amministrare la città resta comunque qualcosa di un po’ diverso che animare un villaggio turistico, nel caso si fosse ingenerata questa confusione a causa della cosiddetta vocazione turistica del luogo.
Ma la novità delle recenti elezioni è anche un’altra: la società civile ha divorato il mondo politico. E questo non sembra tanto vero a sinistra, schieramento da molti anni privo di un’agenda e anche di una ideale cartoleria in cui acquistarne una, ma a destra, almeno a San Benedetto. Dalla società civile provengono il candidato sindaco, ora primo cittadino con fascia tricolore, e naturalmente le sue liste elettorali, piazzatesi alle spalle del solo partito egemone in Italia e in città. Un tempo sembrava che la sinistra fosse affamata di una società più giusta, obiettivo realizzabile per definizione solo dalla politica. Ora sembra che nessuno abbia più fame né sete di giustizia e che al suo posto esista un popolo piccolo, medio e alto borghese che vuole una società ordinata, costi quel che costi (si capisce: permettersi quei costi non è un problema per quel tipo di elettori). L’attivismo del popolo della destra sembra un fenomeno quanto meno da interpretare, nella nebbia priva di obiettivi, cui sopra si accennava. Talvolta si sente dire che la destra sarebbe la regione politica degli spiriti animali. E in effetti in passato da queste parti si sono viste sparire ex scuole e sorgere alti palazzi nello spazio di un mattino. Questa volta chissà.
In verità, non si può omettere che in campagna elettorale siano venuti a bere un caffè in zona un paio di ministri, a evocare il prossimo impegno in fatto di pesca e di turismo, principali leve dell’economia cittadina. Peccato che siano anche due settori in cui i privati stessi non credono più, smantellando alberghi e barche in favore di residence, B&B e poco altro. Il privato ha o non ha sempre ragione? Ma per non dire dell’altro tema ormai diventato tra i più diffusi nei bar locali: la sanità. La cosiddetta gente chiede una sanità migliore e in particolare di fermare il declino dell’ospedale. È però noto che il tema chiama in ballo le competenze della Regione. I nuovi amministratori batteranno i pugni ad Ancona per ottenere di più su questo fronte? Scusate lo scetticismo, ma faticheremmo a crederlo anche se lo vedessimo. Forse una provincia spopolata, con appena duecentomila abitanti, non può permettersi due ospedali pubblici e una pletora di cliniche private. Ma appunto la società civile è balzata in primo piano e intende difendere anche lo status quo, o forse proprio lo status quo. Legge e ordine, anche se la legge fosse quella del più forte e l’ordine quello di chi difende il proprio fortino.
L’Italia e San Benedetto sono la patria degli automobilisti. Non siamo l’Olanda o la Danimarca. In bicicletta non si muove nessuno, specie per andare al lavoro. Ed è come se la classe politica fosse ormai incaricata di difendere la volontà degli automobilisti di sedere sui loro anacronistici veicoli. A proposito, l’amministrazione precedente ha commissionato e pagato un Piano Urbano della Mobilità Sostenibile, poi adottato dalla commissaria straordinaria. In città ci sono molte cose da fare, come si dice con la consueta vaghezza e sempre senza fare esempi o specificare quali sarebbero quelle cose. Alcune sono popolari, ma forse la maggior parte richiede di remare contro corrente. La domanda da fare, pertanto, resta una sola, sufficientemente generica come ormai è la politica prima durante e dopo la campagna elettorale: la nuova amministrazione mostrerà o non mostrerà coraggio, sfidando la Regione in fatto di sanità, oppure traducendo in pratica quel documento e rivoluzionando la viabilità cittadina ormai satura di acciaio e gas di scarico? Il carisma è una cosa. Dimostrare coraggio è cosa diversa. Buon lavoro alla nuova amministrazione.
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