PD, nota stampa del Segretario sambenedettese Marco Giobbi

San Benedetto del Tronto - E’ passato poco più di un mese dal risultato delle ultime elezioni amministrative che ha decretato la vittoria del centro destra, un voto che ha lasciato in eredità un dato politico da trasformare in uno spazio di riflessione.
L’elettorato ha scelto tra coalizioni in competizione tra loro, come previsto dalla legge, con una modalità competitiva tra partiti e gruppi della società civile che dovrebbero, innanzitutto, avere competenze e capacità per una buona amministrazione comunale.
L’elezione diretta del Sindaco, introdotta nel 1993, aveva l’obiettivo di rendere questa figura non solo protagonista della politica locale, ma di renderlo più vicino ai cittadini con la possibilità di stabilire un contatto e rapporto diretto, come risposta alla crisi di legittimazione dei partiti.
E’ evidente che lo spirito della riforma del 1993 oggi sia fortemente scaduto. Se la riforma, infatti, ha indubbiamente cambiato il rapporto tra elettorato e partiti, soprattuto in considerazione della conformazione locale del voto, d’altra parte ha anche dato vita a fenomeni di personalizzazione evidenti con una ricerca spasmodica di candidati “civici”, come se ciò fosse garanzia di maggiore “qualità”.
Le recenti novità nell’area della destra sambenedettese e della maggioranza comunale dimostrano quanto questa necessità di civismo duri giusto il tempo della campagna elettorale, un lifting che ha mostrato tutti i suoi limiti e cedimenti già alle prime riunioni per determinare ruoli e incarichi del governo del territorio.
Il punto è che i partiti, in questo sistema non consolidato, esistono ma non restano tali, spariscono, si fondono, cambiano pelle; ad ogni elezione si registrano sempre più spostamenti, nuove collocazioni politiche spesso sulla base di un piccolo calcolo di interesse personale, in un riciclo affatto virtuoso per cui i candidati cambiano casacca senza remore, finendo per allontanare ancora di più l’elettorato che, nella migliore delle ipotesi, dileggia queste scelte. Nella nostra città il fenomeno si è avuto prima, durante e dopo le elezioni, una giostra politica impazzita che rende difficile ai cittadini valutare, premiare oppure punire chi governa in questo modo.
L’entrata del Sindaco Mozzoni in Noi Moderati, presto seguito dal Consigliere Capriotti poi nominato Capogruppo, le recenti notizie sul Consigliere Bagalini e quelle sulla formazione dello staff del Sindaco ci restituiscono uno scenario in cui il civismo, da valore assoluto, diventa elemento sacrificabile in nome di un equilibrio forzato e di convenienza tra i partiti. Ancor più grave la denuncia apparsa sui giornali da parte dello stesso Bagalini che ha chiaramente rappresentato l’ingerenza ascolana di Fioravanti, figura istituzionale che di fatto si sta sostituendo a quella del coordinatore provinciale Assenti, nella definizione delle figure fiduciarie del Sindaco. Di peso non minore le difficoltà emergenti riguardo l’Assessore Capecci, appartenente ad una lista non più rappresentata in Consiglio, che potrebbe essere la prossima mossa scomposta in una maggioranza costruita a tavolino.
Dalle dichiarazioni fatte in campagna elettorale fino alle prime decisioni assunte dopo essere stato eletto, dalla rottura con Forza Italia fino al riconoscimento del sostegno di questa lista con la nomina di un assessorato, dall’indicazione della competenza come scelta ferma e decisa per la scelta degli assessori fino all’applicazione dell’usurato, ma sempre valido, manuale Cencelli, dalla rivendicata autonomia dei partiti fino ad arrivare alla trattativa politica perfino del suo capo di gabinetto, il Sindaco Mozzoni ha già disatteso quanto trionfalmente annunciato in campagna elettorale.
Noi l’avevamo detto, facile profezia forse, che una coalizione si può anche formare contando sulla somma matematica di voti, ma che governare un territorio è un’altra cosa e se non esiste un collante politico tra chi compone una coalizione ogni scelta richiesta al Sindaco diventa una partita a scacchi, che niente ha a che fare con la politica e l’amministrazione di un Comune, senza una visione e senza poter contare su una base solida di valori e progetti.
Sia chiaro, ciò non ci esonera dall’esame dei nostri errori, punto sul quale, peraltro, come Segretario comunale del Partito Democratico sono intervenuto subito dopo le elezioni e tornato, con chiarezza e responsabilità, in più occasioni con riflessioni organiche condivise con il partito e la comunità delle iscritte e degli iscritti.
Le cittadine e i cittadini percepiscono la politica lontana perché, per disinteresse o mancanza di fiducia, non riescono a sentire l’importanza di un dibattito collettivo che non si fermi a tante, bellissime, parole, ma che entri nella quotidianità di ciascuno di noi.
Quindi come Partito Democratico ci assumiamo, ancora una volta, l’impegno di tornare alla nostra missione principale di saper intercettare, ascoltare e tradurre in azione politica i bisogni e le paure della cittadinanza. Siamo determinati ad uscire da confini di auto - isolamento su figure interne e ruoli per essere, tutte e tutti insieme, un luogo di confronto aperto soprattutto a chi dalla politica è rimasto lontano e ha il diritto di sentirsi ascoltato e coinvolto in un’azione complessiva per il futuro della nostra città.
Segretario Comunale PD San Benedetto del Tronto
Marco Giobbi
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