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Lunaria: Dimartino incanta il Colle dell’Infinito

Un live di rara intensità tra poesia, musica e memoria

Amministratore25 luglio 2026 alle 12:29

“È una grande emozione ed un onore per me suonare in questo luogo dove Giacomo Leopardi ha cambiato le sorti della poesia moderna”. Con queste parole Dimartino ha aperto il suo concerto a Lunaria, la rassegna estiva di Musicultura realizzata con il Comune di Recanati, nella cornice sospesa e magica del Colle dell’Infinito, per la prima volta trasformato in un palcoscenico del festival che unisce da sempre musica e parole nella bellezza nei luoghi simbolo della città della poesia.

Accompagnato alla chitarra dall’amico e compagno di percorso artistico Fabrizio Cammarata, il cantautore palermitano ha dato vita ad una performance acustica, essenziale e vibrante, capace di catturare il pubblico fin dalle prime battute. Nota dopo nota, il concerto si è trasformato in un racconto intimo e profondamente umano, una carezza sonora che ha avvolto il Colle e il suo pubblico in un’atmosfera di ascolto partecipe e commosso.

L’apertura è stata affidata a “L’oro del fiume” la canzone che ha anticipato il suo nuovo album del maggio scorso L’improbabile piena dell’Oreto, seguita da “Come una guerra la primavera” del disco del 2015 Un paese ci vuole, brani che hanno immediatamente delineato la cifra del live: un’unione di fragilità e forza, di immagini nitide e immaginifiche, malinconie luminose e di scrittura cantautorale che si fa insieme confessione e visione.

Nel corso della serata, Dimartino ha unito canzoni e racconti personali, restituendo al concerto una dimensione narrativa e condivisa. Ripercorrendo l’esperienza vissuta nel 2014 in Messico insieme a Cammarata, ha ricordato il lavoro dedicato a Chavela Vargas, figura leggendaria della canzone latino-americana e della musica ranchera, raccontando la nascita di Un mondo raro ( 2017), l’album delle sue canzoni più famose tradotte in italiano e inciso con i chitarristi della cantante a Città del Messico. Da quel repertorio è arrivata anche “Non tornerò”, accolta con attenzione e calore da un pubblico raccolto e partecipe.

Uno dei momenti più intensi è arrivato con “Meravigliosa incoscienza”, introdotta dal racconto di un’immagine d’infanzia capace di trasformarsi in simbolo e visione: un mostro immaginario, “u sugghio”, figura mitica ascoltata nei racconti del nonno e poi restituita in musica come attraversamento delle proprie paure. Sullo sfondo di questo brano, Dimartino ha ricordato anche il disegno del mostro, realizzato per lui da Igor Scalisi Palminteri, presente tra il pubblico, a suggellare ancora una volta il legame profondo tra musica, arte e memoria.

La scaletta è proseguita con la nuova “Il fluire degli argini” e “Giorni buoni” tratta da Afrodite (2019), per poi aprirsi a uno dei passaggi più vividi della serata, quando il cantautore ha presentato “Daniela ballava la samba”, nata, ha raccontato Dimartino, da un’immagine folgorante: una ragazza che balla sul tetto di un’auto, circondata da ragazzini che la illuminano, figura sospesa tra sacro e quotidiano, tra devozione popolare e libertà istintiva. Il brano si è chiuso in un medley dal ritmo caldo e contagioso, in omaggio a Bob Marley

Tra gli altri momenti salienti, “Non son di qui e non son di là” di Un mondo raro e “I calendari” brano reinterpretato con Colapesce, hanno confermato la cifra poetica di un concerto costruito come un flusso coerente, dove ogni canzone sembrava nascere dalla precedente e condurre alla successiva con una precisa logica emotiva.

Nella terra di Leopardi, Dimartino ha poi reso omaggio a Federico García Lorca con “Agua, ¿dónde vas?”, tra le canzoni del nuovo album in cui l’acqua diventa metafora dell’esistenza e del suo continuo mutare. A seguire, “Gusci vuoti”, la storia di ex compagni di scuola che si ritrovano dopo vent’anni a fare un bilancio esistenziale, ha aggiunto ulteriore profondità a una serata già segnata da una forte intensità emotiva.

Il concerto si è chiuso tra i cori e gli applausi appassionati con “Feste comandate” che ha raccolto e rilanciato l’energia del pubblico, prima di concedere spazio ai bis: “Ci diamo un bacio”, “Mare dolce”, “Io non parlo mai” quest’ultimo dall’album Sarebbe bello non lasciarsi mai, ma abbandonarsi ogni tanto è utile del 2012 e la canzone del 2010 “a me molto cara che ha dato inizio al mio percorso di cantautore” ha detto Dimartino sulle note di “Cercasi anima”.

Un finale luminoso che ha lasciato nell’aria la sensazione di un incontro raro: quello tra un artista in stato di grazia capace di aprire infiniti mondi, un luogo carico di memoria e un pubblico disposto ad ascoltare con il cuore.

Prossimi appuntamenti con Lunaria ad ingresso libero fino ad esaurimento posti: il 29 luglio in Piazza Leopardi con il concerto dei Tiromancino; l’11 settembre al Castello di Montefiore, con il vincitore assoluto di Musicultura 2026 Claudio Covato, insieme alla band XGIOVE.