Il Comitato “Salviamo il Madonna del Soccorso”, tipologie di chirurgia

San Benedetto - Da anni si parla di una vocazione all’emergenza urgenza del nostro ospedale, per cui le decisioni assunte nel recente Atto Aziendale sono state da molti aspramente criticate in quanto sono state modificate le definizioni dei reparti “Chirurgia generale e d’Urgenza” e “Chirurgia oncologica”.
Per apportare osservazioni costruttive alla querelle, occorre però chiedersi che cosa sia, oggi, la Chirurgia delle urgenze alla luce dei protocolli del Trauma Center di Ancona. I dati epidemiologici ancora una volta devono essere il fondamento della discussione. Secondo i dati statistici, pur se occorre tenere alta la guardia relativamente ai crescenti fenomeni di microcriminalità, che difficilmente sfociano in lesioni tanto gravi da dover essere operate in urgenza (il caso recente dell’agente di polizia ferito ha infatti provocato un giustificato clamore), può ritenersi rispetto alle realtà metropolitane che il nostro territorio presenti rarissimi casi di decessi a seguito di aggressioni e pochi eventi di gravi ferite da arma da taglio. Per il resto la chirurgia d’urgenza in Riviera si riduce oggi alle appendiciti acute e alle ernie inguinali strozzate, interventi che qualsiasi reparto chirurgia, anche in una clinica privata, può effettuare senza alcuna difficoltà. Questa limitazione operativa svuota di contenuti le chirurgie d’urgenza degli ospedali di primo livello della Regione, proprio per l’applicazione dei protocolli regionali relativi al Trauma Center di Ancona. Trent’anni fa, quando al nostro Pronto Soccorso si presentava un trauma con diagnosi di rottura di milza, dopo l’esecuzione degli esami di laboratorio e l’ecografia di conferma, il paziente veniva operato d’urgenza, mentre oggi questo non è più possibile poiché secondo i protocolli regionali va subito chiamata l’eliambulanza per trasferire il paziente ad Ancona. Anche per i traumi con sospetta lesione interna è prescritto lo stesso protocollo. Quindi coloro che vogliono che nel nostro ospedale esista una Chirurgia che faccia in prevalenza le urgenze, che vorrebbe dire pochissime sedute operatorie e rischio per il chirurgo di perdita della manualità, non conoscono le procedure obbligatorie o se ne dimenticano, la qualcosa finisce per pregiudicare ancor di più il Madonna del Soccorso. Avere invece una Chirurgia Generale, significa poter eseguire interventi anche molto impegnativi e, con chirurghi capaci in organico, attrarre anche pazienti extra Regione. Dunque in soldoni, fare solo la chirurgia d’urgenza danneggerebbe il nostro ospedale, in quanto essa secondo il protocollo regionale non ha possibilità di espansione, mentre la Chirurgia Generale offre indubbiamente prospettive di sviluppo se il reparto risulta per le sue performances attrattivo. Non vediamo quindi alcun fondato motivo per cui dovremmo perdere questa risorsa, a meno che non si voglia ritenere che non abbiamo necessità di una chirurgia di rilievo con elevati DRG al Madonna del Soccorso. Né è possibile dimenticare che la popolazione residente nel nostro territorio sta rapidamente invecchiando, ma su questo tema daremo maggiori dettagli quando tratteremo della Sanità Territoriale. È noto che in età avanzata il rischio medio di patologie tumorali è più alto. Per cui a nostro avviso conviene tenerci stretta la nostra attuale Chirurgia, anche considerando che adesso sull’Atto Aziendale definitivo si prevede «UOC Chirurgia Generale ed Oncologica - UOC Chirurgia Generale e d’Urgenza». Dunque qualsiasi Chirurgia Generale è in grado di effettuare interventi di appendicectomia, ernia strozzata e quel poco altro di urgenza che i protocolli Regionali consentono di attuare nel nostro territorio.
Il Comitato “Salviamo il Madonna del Soccorso”
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