Dopo 10 anni la bottega di Daniela resiste grazie alla zona franca

Dieci clienti al giorno, quando va bene.
Per Daniela la proroga per altri due anni della Zona economica speciale nelle aree del sisma significa soprattutto una cosa: poter continuare ad alzare la serranda.
Senza le agevolazioni fiscali, dice, il suo piccolo negozio di generi alimentari avrebbe già chiuso. È l'unico rimasto nell'area delle casette Sae di Borgo di Arquata, all'ingresso del territorio comunale devastato dal terremoto del 2016.
"Per fortuna hanno prorogato la zona franca, perché pagando tutte le tasse e con tutte le spese che abbiamo non ce la facevamo", racconta Daniela all'ANSA. La sua è una delle piccole attività per le quali il sostegno fiscale rappresenta una condizione determinante per restare in vita. Commerciante dal 1999, dopo il sisma ha dovuto aspettare due anni prima di poter riaprire. Il negozio è stato sistemato tra le Sae, lontano dalla strada principale. "Qui non viene nessuno, le attività avrebbero dovuto metterle sulla strada", dice. Oggi entrano "una decina di persone al giorno", tra residenti e qualcuno di passaggio. Prima del terremoto almeno agosto garantiva settimane di lavoro grazie alle seconde case e ai turisti.
"Adesso posti letto non ce ne sono. - spiega Daniela - La gente torna per una passeggiata e poi se ne va". Anche la sua casa è ancora da ricostruire. "Il progetto è partito a ottobre e la ditta è arrivata a giugno", racconta. Quest'anno Daniela raggiungerà anche l'età della pensione: "Proviamo a resistere, forse resto fino a quando mi rifanno casa e poi lascio". Il futuro, dice, "è molto incerto". Una figlia si è trasferita a Trieste, il figlio vive con lei. Daniela aveva scelto Arquata perché si era innamorata di questi luoghi. Ora teme soprattutto per i giovani: "Dicono tutti che bisogna resistere e restare qui, ma per loro è difficile. - sottolinea la commerciante - Noi siamo già molto adulti e in qualche modo ce la faremo. I giovani non so". A dieci anni dal sisma, dietro il bancone della sua bottega, la ricostruzione si misura anche così: dieci clienti al giorno e una serranda che continua, ancora, ad aprirsi.
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