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Comitato “Salviamo il Madonna del Soccorso”, Anestesia e Rianimazione

19 febbraio 2025 alle 12:28
Comitato “Salviamo il Madonna del Soccorso”, Anestesia e Rianimazione

San Benedetto - Nella versione definitiva del nostro Atto aziendale troviamo, a pag. 80: «UOC (Unità Operativa Complessa, ossia un reparto autonomo) Anestesia e Rianimazione», senza alcuna distinzione tra S. Benedetto ed Ascoli.

Da questo alcuni politici hanno dedotto che resterà una sola Anestesia e Rianimazione ubicata ad Ascoli. Allargando la visuale nell’Atto dell’AST di Pesaro, a pag. 76 troviamo: «Lo Stabilimento ospedaliero di Fano riveste ad oggi un ruolo strategico per lo svolgimento di attività chirurgiche, non solo di day surgery, multi specialistico (ortopedia, urologia, chirurgia generale, ginecologia, dermatologia, odontostomatologia) … Lo Stabilimento di Pesaro si configura, inoltre, come riferimento per la chirurgia ad alta complessità, operando sia in regime di emergenza-urgenza che di elezione». Nell’Allegato A, a pag. 4 leggiamo: «UOC Chirurgia Generale e Robotica Fano e Pesaro … UOC Anestesia e Rianimazione Fano e Pesaro». Nessun politico della Provincia di Pesaro - Urbino ha pensato di dire che sarebbero rimaste una sola Chirurgia e una sola Rianimazione, comuni ai due ospedali. Quindi ci si chiede perché a tale conclusione si sia giunti solo per la nostra provincia. Nell’Atto aziendale dell’AST di Ancona, a pag. 122 troviamo: «UOC Anestesia e Rianimazione Fabriano, UOC Anestesia e Rianimazione Jesi, UOC Anestesia e Rianimazione Senigallia». Confrontando i numeri delle UOC e delle UOSD (Unità Operativa Semplice Dipartimentale, un po’ meno di un reparto autonomo) delle tre AST AP, AN e PU emerge una inspiegabile disparità: nell’AST di Ancona le UOC per singolo ospedale (Jesi, Fabriano Senigallia) sono 41 più tre senza definizione della struttura ospedale definito; nell’AST di Pesaro le UOC per singolo ospedale sono 20 più 11 uniche per Pesaro Fano, più 12 senza precisazione della struttura. Invece nell’AST di Ascoli Piceno ci sono solamente due UOC per singolo ospedale e 30 senza precisazione della struttura di ubicazione. La stessa inspiegabile disparità si riscontra per le UOSD. Nel nostro Atto aziendale si parla, a pag. 65, di «“Blocchi operatori”, “indipendentemente dalla sede dell’ambulatorio della diagnosi”, “gestione operativa uniforme”, “governo unitario”, “distribuzione ragionata ed integrata tra i due presidi ospedalieri”, “governance unitaria che coordini e gestisca”: sono tutte affermazioni al plurale, che sarebbero certamente erronee se si parlasse di una sola sede per il reparto di Anestesia, poiché ove esiste una Chirurgia deve esistere obbligatoriamente anche una Anestesia-Rianimazione. Perciò affermare che resterà un’unica UOC di Anestesia e Rianimazione, senza presentare alcuna applicazione concreta, non è un discorso seriamente sostenibile a livello di legislazione e di tecnica sanitaria. Sicuramente questo ragionamento così vago può essere conveniente dal punto di vista elettorale, ferma restando l’inspiegabile disparità di trattamento rispetto alle provincie di Ancona e Pesaro. Per finire, nell’Atto di Ancona, a pag. 9 si precisa che al 31.12.2023 la popolazione dei due Distretti di Jesi e Senigallia è di poco inferiore ai 180.000 abitanti, con 1067 nati. Confrontando questi dati con quelli dei distretti di Ascoli e S. Benedetto, alla stessa data, abbiamo l’11,7% in più di popolazione e il 13,3% in più di nati. Pur avendo i Distretti di Jesi e Senigallia meno abitanti e meno nati, i loro due ospedali hanno più UOC, due UTIC, due Neonatologie; nell’AST AP una sola UTIC, una sola Neonatologia. E da noi le UOC vengono unificate senza specificarle. Sono le conseguenze di dinamiche politiche provinciali che vogliono da tanti anni ridurre il nostro ad un presidio di base e che influenzano le scelte avvalorate a livello regionale e ministeriale. Tale meccanismo si riproduce per ogni tipo di servizio pubblico afferente alla costa, nel sostanziale disinteresse dei politici locali. La battaglia per San Benedetto co-capoluogo è l’unica via di uscita. 

                             Il Comitato “Salviamo il Madonna del Soccorso”