Ascoli Calcio - Stagione finita: delusione tra i tifosi, occorre ripartire da capo

Ascoli punto zero: tutti colpevoli. Il Picchio a tinte romane è definitivamente naufragato con la sconfitta interna contro un Legnago già virtualmente retrocesso.
L’amaro epilogo di quella che resterà negli annali come una delle peggiori stagioni di sempre, ha lasciato lacrime e cenere. In una piazza del genere nessuno si sarebbe atteso di vivere una sorta di agonia terminata, dopo innumerevoli sofferenze, domenica al Del Duca in un clima di totale contestazione. Il popolo bianconero ha bocciato tutti i responsabili della clamorosa disfatta. Se in precedenza era già stata particolarmente dolorosa la retrocessione dalla serie B di un anno fa, stavolta il 15esimo posto in una categoria dove l’Ascoli doveva sgomitare nei primi cinque posti della classifica, o almeno prendere parte ai prossimi playoff, ha rivestito tutto il sapore di un crollo irrimediabile dal quale la società bianconera pare non essere in grado di rialzarsi più. Parlare di futuro adesso è divenuto pura utopia. La frattura tra la tifoseria e l’attuale proprietà è sempre stata netta e insanabile. Nonostante questo però i vertici di corso Vittorio Emanuele avevano deciso di giocarsi ugualmente, facendolo poi nel peggior dei modi, anche l’ultimo lancio di dadi. Niente da fare. I numeri usciti sono stati addirittura peggiori. Il modo di fare calcio della famiglia Pulcinelli e dei suoi collaboratori, tra cui spicca il direttore generale Verdone che in questo campionato ha cercato di prendere in mano la situazione, è stato un fallimento totale sia a livello sportivo che sotto quello economico. Qui ogni anno che si è andati avanti infatti si è visto un preoccupante incremento dei bilanci in perdita. Fattore di non poco conto considerando quanto il tutto possa aver reso complicata anche l’eventuale cessione del club. Segno ineluttabile di una pianificazione alimentata con lo spirito di chi deve tirare a campare alla giornata senza un minimo di pianificazione a lungo termine. Parlare di progetto, termine col quale ci si è spesso riempiti la bocca, quindi si è rivelato impossibile. Nessuna visione al domani finalizzata a costruire una scalata per «riportare l’Ascoli dove merita». Altra frase spesso abusata da proprietari, dirigenti, tecnici e giocatori. Le cose sono andate in questa maniera anche nel corso di questa stagione. La possibilità di ricucire con una città ferita poteva passare attraverso le prestazioni e i risultati. Niente da fare anche qui. L’Ascoli è finito per prenderle di santa ragione anche al cospetto di avversarie nettamente inferiori come storia e organico. I messaggi esposti domenica in curva nord sono stati chiarissimi.
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