Ascoli Calcio - Finisce l'avventura al Picchio di mister Mimmo Di Carlo

L’avventura di Mimmo Di Carlo alla guida dell’Ascoli finisce qui. Il 61enne, a prescindere da come si evolverà la delicatissima questione societaria, non verrà riconfermato alla guida della prima squadra.
Non poteva esserci altro epilogo tra l’esperto tecnico di Cassino e il Picchio. La fine del campionato e i numeri prodotti dalla sua gestione sono stati agghiaccianti alla fine del sofferente percorso portato avanti e concluso domenica con l’amara sconfitta interna per 2-1 contro un avversario già virtualmente retrocesso come il Legnago. Al termine del confronto andato in scena allo stadio Del Duca il commento post gara dell’allenatore ha lasciato ancora una volta non poche perplessità. Nel momento decisivo della stagione in realtà la sua formazione ha steccato in maniera clamorosa alcune tappe fondamentali come quelle contro Pontedera, Gubbio, Sestri Levante e Legnago. Senza citare l’immeritata sconfitta interna contro la Torres dove i bianconeri avrebbero meritato il pareggio, ma sicuramente non di vincere. Oltre a questo però non c’è stato nulla di più. E in una categoria come la serie C il bottino finale si è rivelato decisamente misero e deludente per quelle che potevano essere le premesse fornite. Al di là dei debiti ormai conclamati da parecchio tempo e i problemi incontrati quest’anno durante il percorso. Di Carlo e i suoi uomini un grazie speciale veramente avrebbero dovuto rivolgerlo soprattutto alla Lucchese, squadra che senza i 6 punti di penalizzazione inflitti probabilmente avrebbero potuto chiudere sopra all’Ascoli condannando lo storico club di corso Vittorio Emanuele a dover affrontare i prossimi playout in programma contro il Sestri Levante. Ok la salvezza, ma il Picchio targato Di Carlo ha fallito sotto ogni punto di vista. La squadra ha mai saputo riconquistare i tifosi attraverso prestazioni e risultati. Dall’inizio del cammino ad oggi è stato tutto decisamente faticoso dentro e fuori dal rettangolo verde. Tante le difficoltà mostrate nel giocare a calcio ed esprimere una manovra eretta su concetti e soluzioni capaci di creare veri pericoli agli avversari, soprattutto a quelli dotati di organici più modesti. Uno spogliatoio composto da qualche nome, ma di fatto sguarnito di quei leader in grado di costituire le colonne portanti di una formazione titolare e abili nel cementare il gruppo coinvolgendo i giovani, ma preservandoli dal sovraccarico di responsabilità prodotto dai momenti di sofferenza. In 24 partite sono arrivate soltanto 5 vittorie, 11 pareggi e 8 sconfitte. La strategia del catenaccio e contropiede non ha pagato e come di solito avviene nel mondo del calcio è giusto che alla resa dei conti a pagare sia un allenatore che di fatto si è rivelato incapace, nonostante l’esperienza maturata. Il 15esimo posto finale è stato uno dei momenti più drammatici della storia del Picchio.
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