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UN PONTE CHE NON LASCI INDIETRO LE DONNE

Amministratore27 agosto 2026 alle 12:40

San Benedetto del Tronto - Se una bambina camminasse per le vie della nostra città, quali nomi incontrerebbe nelle strade, nelle piazze, nei parchi? Quale storia le racconterebbe San Benedetto del Tronto?

Una storia fatta ancora, in larghissima parte, di uomini.

Secondo l’ultimo censimento disponibile, aggiornato con dati comunali al 2019, a San Benedetto risultano appena 37 intitolazioni femminili su 639 toponimi: il 5,8% del totale. E negli anni successivi il quadro non sembra essere cambiato.

Nel febbraio 2024, proprio durante l’insediamento del Tavolo permanente per le Pari Opportunità, fu portato all’attenzione del Comune l’invito dell’ANCI ad aderire alla campagna “8 marzo, tre donne, tre strade”, nata per riequilibrare una memoria pubblica ancora fortemente maschile attraverso l’intitolazione di nuovi spazi a tre figure femminili: una locale, una nazionale e una internazionale.

A più di due anni di distanza, è legittimo chiedere: che seguito ha avuto quell’invito? Quanti nuovi spazi pubblici sono stati intitolati a donne?

Perché le intitolazioni non sono atti neutri. Dicono chi riteniamo degno di essere ricordato e quale storia scegliamo di consegnare alle generazioni future.

Oggi c’è un’occasione concreta per dare un segnale.

L’idea, per esempio, di dedicare il ponte sull’Albula a Luigi Onorati è certamente lodevole. L’ingegnere è stato una figura importante della storia politica e civile sambenedettese e merita pienamente di essere ricordato. Ma ricordiamoci che San Benedetto gli ha già dedicato un largo e si trova in pieno centro.

Abbiamo l’opportunità di cambiare rotta. Di tracciare una strada diversa per dare giustizia a chi è stato per secoli lasciato ai margini della storia.

Proponiamo che l’Amministrazione avvii un percorso pubblico e partecipato, coinvolgendo scuole, associazioni, studiose e studiosi, per individuare il nome di una donna a cui dedicare il ponte sull’Albula. Non un nome che rappresenti le donne solo come una collettività anonima, ma una personalità ben distinta e riconoscibile.

Sarebbe anche un modo concreto per coinvolgere le giovani generazioni nella costruzione della memoria della propria città. Le scuole potrebbero proporre figure femminili legate alla storia locale, nazionale o internazionale, riportando alla luce storie che troppo spesso non trovano spazio né nei libri né nelle nostre strade. Esiste, tra l’altro, un concorso patrocinato dall’ufficio Scolastico Regionale delle Marche, "Le Marche sulle vie della parità", che può dare visibilità e concretezza all’idea.

Se sulle targhe compaiono quasi soltanto uomini, il messaggio che trasmettiamo, anche inconsapevolmente, è potente: sembra che le donne non abbiano fatto la storia e non abbiano partecipato alla sua vita politica, culturale, economica e civile.

E invece le donne ci sono state. È la memoria pubblica che troppo spesso non le ha viste.

Un ponte, per sua natura, collega due parti della città. Questo potrebbe fare qualcosa in più: collegare la memoria delle donne che abbiamo lasciato ai margini con la città che vogliamo diventare.

Arianna Cameli - Gruppo AVS-PSI