SANITÀ TERRITORIALE, BERARDINETTI (UNCEM): “NECESSARIO UN CANALE PREFERENZIALE PER PORTARE I MEDICI NEI COMUNI DELL’ENTROTERRA. SERVONO MISURE STRUTTURALI E NON OPERAZIONI SPOT”

«Le parole forti della Fimmg ci consegnano un quadro allarmante che non possiamo permetterci di ignorare.
La crisi della medicina territoriale, in particolare nelle aree interne dell’Abruzzo, non è più una questione di prospettiva, ma una realtà già in atto: molti comuni sono oggi privi di medici di base, e i cittadini – spesso anziani e fragili – sono costretti a spostarsi o a rinunciare alle cure. Una situazione intollerabile». A dichiararlo è Lorenzo Berardinetti, presidente di Uncem Abruzzo, che interviene nel dibattito sulla sanità territoriale alla luce delle recenti denunce del direttivo regionale Fimmg e delle risposte dell’assessore alla Sanità, Nicoletta Verì. «È vero che la carenza di medici è un problema nazionale – aggiunge Berardinetti – ma in Abruzzo assume contorni ancora più gravi a causa della fragilità demografica e territoriale delle aree montane e interne. Qui vive una popolazione più anziana, spesso con difficoltà di mobilità e con maggiori esigenze sanitarie. Per questo servono interventi immediati e strutturali, non più solo risposte tampone». Le proposte: un canale dedicato per i medici nei piccoli comuni «Serve subito – sottolinea Berardinetti – un canale preferenziale, da chiamare magari in altro modo, ma con un obiettivo chiaro: portare medici nei comuni dell’entroterra, garantendo loro condizioni dignitose, incentivi economici e una prospettiva di stabilità. Non bastano più bandi e incarichi temporanei: vanno costruite le condizioni perché chi sceglie di venire a lavorare nei piccoli comuni possa restarci nel tempo. Questo vuol dire investire non solo sul reclutamento, ma anche sull'organizzazione, sul supporto tecnico e sulla valorizzazione del ruolo del medico di medicina generale». “Le aree interne non possono più aspettare” Il presidente di Uncem Abruzzo rilancia la necessità di una visione strategica, che non si limiti ad affrontare l’emergenza, ma ripensi la sanità territoriale come asse portante del sistema regionale: «Non si può continuare a invertire la destinazione delle risorse, con il territorio che riceve meno del 48% del fondo sanitario e l’ospedaliero che ne assorbe oltre il 52%. Bisogna invertire questa tendenza, ricostruendo una sanità di prossimità che sia efficiente, moderna e accessibile». Berardinetti invita la Regione a coinvolgere attivamente le Unioni dei Comuni e i sindaci nella definizione di un piano d’intervento per la sanità delle aree interne: «Siamo pronti a fare la nostra parte, ma servono strumenti nuovi, un confronto vero e un’assunzione di responsabilità. Basta con la frammentazione e la disattenzione. La salute, soprattutto nei territori più fragili, deve tornare al centro dell’agenda politica».
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