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San Benedetto 2045, PD: “Una città che torni a produrre comunità, lavoro e futuro”

Giobbi: “Le potenzialità per ripartire ci sono tutte. È mancata una visione. Gli ultimi dieci anni hanno reso San Benedetto più fragile, più diseguale e senza prospettiva”

Editor21 maggio 2026 alle 20:20

“San Benedetto non è una città senza risorse. Non è una città marginale. Non è una città destinata al declino. Ha un porto, un tessuto produttivo ancora vitale, una posizione strategica, competenze, qualità urbana, capacità turistica, storia e capitale umano. Il problema è che negli ultimi dieci anni tutto questo è stato amministrato senza una vera idea di futuro”. È da questa riflessione che il Partito Democratico rilancia la propria visione politica per “San Benedetto 2045”.

Secondo il segretario del PD Marco Giobbi, “il voto di domenica e lunedì prossimi non serve semplicemente a stabilire cosa fare nei prossimi mesi, ma a definire quale città vogliamo lasciare tra vent’anni. Negli ultimi dieci anni si è vissuto di gestione ordinaria, rendita e navigazione a vista, mentre la città perdeva equilibrio sociale, lavoro stabile e capacità di trattenere le nuove generazioni”.

Per il Partito Democratico il rischio più grande è che San Benedetto continui lentamente a svuotarsi della propria funzione di comunità. “Quando una città smette di offrire case accessibili, lavoro qualificato, servizi efficienti e prospettive credibili, le persone iniziano ad andarsene. Magari lentamente, magari senza clamore, ma il risultato è una città più fragile e meno capace di costruire futuro”.

Secondo il PD, gli ultimi dieci anni hanno accentuato un modello urbano sempre più sbilanciato sulla rendita e sulla stagionalità, senza costruire un nuovo equilibrio economico e sociale. “Il turismo è una risorsa fondamentale, ma nessuna città può vivere soltanto di stagioni estive, affitti brevi e consumo dello spazio urbano. Serve invece una San Benedetto che torni a produrre lavoro stabile, innovazione, impresa, economia del mare e qualità urbana”.

È in questa prospettiva che il Partito Democratico collega il rilancio del porto alla costituzione di un nuovo ecosistema economico cittadino. “Il porto è parte della storia e dell’identità economica di San Benedetto. Deve tornare a essere lavoro, filiere produttive, ricerca, sostenibilità e innovazione. Attorno al porto può nascere una nuova idea di sviluppo, capace di creare occupazione qualificata e futuro per le nuove generazioni” - Prosegue Giobbi - “In quest’ottica non possiamo dimenticare il centro agro-alimentare e l’industria ad esso collegato. Entrambi questi settori sono cambiati e stanno cambiando rapidamente, attraverso impianti di automazione industriale. A tal proposito c’è bisogno di un indotto che preveda competenze specializzate”.

Per il PD la sfida del futuro riguarda però anche la capacità della città di restare socialmente viva e accessibile. “Una città cresce davvero soltanto quando cresce insieme. Per questo il diritto alla salute, alla casa, alla mobilità e ai servizi non possono essere considerati temi separati, ma parti della stessa idea di città e di welfare”. I numeri sull’invecchiamento della popolazione impongono una profonda riorganizzazione del welfare territoriale. “Come abbiamo già sostenuto nel corso di questa campagna elettorale, servirà attivare una rete socio-sanitaria molto più forte, capace di accompagnare le persone nella quotidianità, rafforzando assistenza domiciliare, sanità territoriale e servizi di prossimità. La sanità pubblica non è una mera questione edilizia”.

Nel progetto democratico anche il diritto all’abitare e la qualità della mobilità urbana assumono un valore strategico, perché incidono direttamente sulla possibilità delle persone di continuare a vivere la città. “Il tema della casa è stato uno dei più sentiti durante gli incontri nei quartieri. Una città che espelle giovani coppie, lavoratori e famiglie dal mercato della casa perde lentamente comunità. Per questo servono edilizia pubblica, rigenerazione urbana, recupero degli immobili inutilizzati e sostegno agli affitti sostenibili”.

“Ma qualità della vita - prosegue Giobbi - significa anche poter vivere una città più accessibile, moderna e connessa. Dobbiamo costruire una San Benedetto in cui sia più semplice muoversi tra quartieri, servizi, scuole, lungomare e stazione, utilizzando auto, autobus, biciclette e ferrovia in modo integrato e sostenibile. Mobilità significa tempo, relazioni, accessibilità e qualità urbana”.

Anche la cultura, per il Partito Democratico, deve tornare a essere una funzione pubblica centrale e non un settore lasciato all’improvvisazione. “Una città che perde cinema, spazi culturali, luoghi per la musica e occasioni di produzione artistica perde qualità della vita e capacità di attrarre persone, energie e competenze. In questi anni San Benedetto ha visto chiudere sale, ridursi l’offerta culturale stabile e indebolirsi la possibilità di organizzare eventi dal vivo, concerti e iniziative diffuse. La cultura non può essere concessa solo ai soliti noti o ridotta a pochi appuntamenti sporadici”.

“Vogliamo un Comune che torni a svolgere un ruolo attivo: coordinare, programmare, mettere in rete le energie culturali della città e recuperare spazi oggi inutilizzati o sottoutilizzati. Cultura significa comunità, lavoro, turismo di qualità, partecipazione giovanile e libertà di espressione”.

Quella che vogliamo è una trasformazione che dovrà essere accompagnata anche dall’innovazione digitale e da una pubblica amministrazione più moderna. “La digitalizzazione non è un lusso tecnologico: è uno strumento per rendere i servizi più semplici, ridurre le disuguaglianze e migliorare il rapporto tra cittadini, imprese e istituzioni”.

Le elezioni di domenica e lunedì, nelle parole del segretario cittadino del PD, assumono un valore che va oltre le questioni amministrative. La sfida lanciata dalla coalizione a sostegno di Giorgio Fede è soprattutto politica e culturale. “San Benedetto deve tornare a pensarsi come una comunità e non soltanto come uno spazio da consumare, dove trovano casa la piena collaborazione tra amministrazione, cittadinanza e reti associative. Noi vogliamo una città viva tutto l’anno, che trattenga giovani, protegga i quartieri, produca lavoro di qualità e torni ad avere una visione lunga. Il futuro della città non si costruisce inseguendo emergenze o vivendo di rendita. Si costruisce scegliendo oggi cosa vogliamo diventare”.