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Profanazione nella Chiesa dei Sacri Cuori di Gesù e Maria a Fermo: celebrazione di riparazione presieduta dall’Arcivescovo

La comunità parrocchiale dei Sacri Cuori di Gesù e Maria, in Contrada Ete a Fermo, è stata colpita da un grave atto sacrilego

Editor03 luglio 2026 alle 08:40

Nella notte tra il 30 giugno e il 1° luglio ignoti si sono introdotti nella chiesa, trafugando oggetti sacri, profanando il tabernacolo e asportando le ostie consacrate custodite nella pisside.

Per i cristiani cattolici l’Eucaristia rappresenta il cuore della fede. Essi credono nella presenza reale e sostanziale di Gesù Cristo nelle specie consacrate del pane e del vino. Il sacramento dell’Eucaristia è la fonte e il culmine della vita e della missione della Chiesa: il dono più prezioso affidato da Cristo al suo popolo, da celebrare, custodire, preservare e adorare. Per questo motivo la profanazione delle specie eucaristiche costituisce una ferita profonda per l’intera comunità ecclesiale”, afferma Giancarla Perotti, socio fondatore del G.R.I.S. Nazionale e referente del G.R.I.S. della Diocesi di San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto.

L’Arcivescovo mons. Rocco Pennacchio ha invitato tutti i fedeli della diocesi a vivere un gesto di riparazione attraverso la preghiera, opere di carità, visite agli ammalati, piccoli sacrifici, digiuni e gesti di penitenza, esortando al tempo stesso a rafforzare i legami di fraternità, frutto autentico del sacrificio eucaristico.

In occasione della memoria liturgica della Madonna delle Grazie, il presule ha presieduto il 2 luglio una Santa Messa di riparazione presso la Chiesa dei Sacri Cuori di Gesù e Maria, gremita di fedeli.

L’Eucaristia è il grande dono lasciato da Gesù alla Chiesa” – continua Perotti – “e come ogni dono porta l’impronta del donatore: Dio si manifesta nell’umiltà. Per questo l’Eucaristia richiama il credente all’umiltà, alla fraternità, alla carità e alla pace”.

Il Codice di Diritto Canonico (can. 897) definisce l’Eucaristia come il sacramento nel quale Cristo è realmente presente, viene offerto e ricevuto come cibo spirituale, mentre la Chiesa continuamente vive e cresce. Essa è il memoriale della morte e della risurrezione del Signore, culmine e fonte di tutta la vita cristiana.

L’Eucaristia è memoriale pasquale”, ricorda la responsabile del GRIS diocesano “nella tradizione biblica il memoriale non è un semplice ricordo del passato. I termini ebraici zikkaron e azkarah, tradotti in greco con anàmnesis e mnemòsynon, indicano l’attualizzazione dell’evento salvifico: ciò che Dio ha compiuto nella storia continua a rendersi presente e operante nella celebrazione della Chiesa”.

La Santa Eucaristia rappresenta inoltre una costante chiamata a contrastare l’orgoglio, l’egoismo e la violenza, proponendo invece la via dell’umiltà, della mitezza e della comunione.

La Chiesa considera particolarmente grave ogni profanazione delle specie consacrate. Il Catechismo della Chiesa Cattolica ricorda che il sacrilegio contro l’Eucaristia costituisce una colpa particolarmente grave, poiché in questo sacramento è presente sostanzialmente Cristo stesso. Il Codice di Diritto Canonico (can. 1367) prevede la scomunica per chi profana o asporta le specie consacrate a scopo sacrilego.

Dio perdona il peccato della profanazione delle ostie? Perdona un tale sacrilegio? “Dove c’è il pentimento c’è il perdono purché sia sincero e sia lucido”, ha affermato l’arcivescovo Pennacchio, “perché il sacrilegio è un peccato molto grande e richiede di prendere coscienza della gravità per essere confessato. La persona che l’ha fatto deve essere pentita, prendere coscienza del suo atto, deve avere il dolore dell’atto sacrilego nel suo cuore, perché comunque ci troviamo di fronte a una persona che è stata sanzionata con la scomunica, una scomunica Latae sententiae immediata, automatica. Quindi deve essere reintrodotta nella Chiesa e questo non è semplicemente un gesto che viene mediante la confessione, quindi con il sacramento della Riconciliazione, ma è necessario anche il coinvolgimento del Vescovo e la Santa Sede. Nell’ostia, c’è il corpo e il sangue di Gesù Cristo la seconda persona della Santissima trinità, quindi bisogna prendere atto di aver commesso un gesto gravissimo nei confronti di Dio, nei confronti della Chiesa e nei confronti dei credenti. Questa è la condizione per essere assolta.

Secondo la Perotti, in alcuni casi il furto delle ostie consacrate può essere collegato a pratiche esoteriche o sataniche che attribuiscono un valore simbolico alla profanazione dell’Eucaristia proprio in ragione della fede della Chiesa nella presenza reale di Cristo.

La Chiesa, tuttavia, continua ad annunciare la misericordia di Dio. Anche davanti ai peccati più gravi resta aperta la possibilità del pentimento, della conversione e della riconciliazione ecclesiale per chi riconosce sinceramente il male compiuto.

Durante la celebrazione è stato pregato per la conversione di chi ha commesso questo atto ignominioso e la comunità tutta continuerà a pregare nella speranza che questo accada come in altre simili realtà.

La fede nella presenza reale e sostanziale di Gesù Cristo nell’Eucaristia accompagna la vita della Chiesa da duemila anni ed è testimoniata dalla Tradizione, dall’insegnamento dei santi e dai numerosi miracoli eucaristici riconosciuti dalla Chiesa, autentiche firme di Dio nella storia.