Piogge a dicembre e gennaio, cala la severità idrica in Appennino nel Pesarese e nel Fermano

Grazie alle intense precipitazioni registrate nel dicembre scorso e nei primi giorni di gennaio è sceso nelle Marche il livello di severità idrica (scarsità d'acqua, ndr) nel Distretto appenninico, da media a bassa, nelle zone dell'Ato (Ambito territoriale ottimale) 1 (Pesaro urbino) e, da alta a media, nel territorio dell'Ato 4 (Fermo).
Lo evidenzia l'Aggiornamento periodico dei livelli di severità idrica a scala distrettuale, a cura degli Osservatori Distrettuali Permanenti sugli Utilizzi Idrici relativi al periodo 20 dicembre 2025 - 9 gennaio 2026. i dati di monitoraggio sulla severità idrica distrettuale, in materia di dissesto idrogeologico, siccità e alluvioni, sono prodotti dall'Autorità di Bacino dell’Appennino Centrale (Aubac). "Nel corso del mese di dicembre, - si legge nel rapporto - le precipitazioni nella Regione Marche sono risultate meno intense di quelle occorse nel mese di gennaio, con significative differenze tra le diverse stazioni di monitoraggio. Gli apporti più rilevanti - precisa - si sono concentrati nell'ultima settimana del mese e, soprattutto, nei primi giorni di gennaio. Le precipitazioni di inizio gennaio hanno determinato un evidente incremento delle portate dei corsi d'acqua, sebbene dalle ultime osservazioni si rilevi una tendenza al calo, nonché un discreto accumulo del manto nevoso alle quote più elevate, elemento potenzialmente favorevole ai fini della futura alimentazione delle risorse idriche". "La severità idrica dell'Ato 1 scende da media a bassa, - informano gli Osservatori - in relazione all'aumento dei deflussi e delle portate delle sorgenti; la severità dell'Ato 4 scende da alta a media, a seguito dell'aumento parziale delle portate delle sorgenti e del ripristino dell'erogazione idrica senza interruzioni. Per gli altri ambiti territoriali (Ato 2 di Ancona, ATO 3 di Macerata e ATO 5 di Ascoli Piceno) non si registrano variazioni dei livelli di severità rispetto al precedente aggiornamento". In generale, secondo l'aggiornamento, "Il Distretto dell'Appennino Centrale presenta un livello complessivo di severità idrica medio, con segnali di progressivo miglioramento"; "nel periodo compreso tra il 20 dicembre 2025 e il 9 gennaio 2026, nel Distretto dell'Appennino Centrale si è registrata un'evoluzione meteoclimatica articolata, caratterizzata da una prima fase con precipitazioni generalmente deboli o moderate, ma con eventi localmente più consistenti in alcune aree, in particolare nel Lazio, e da una successiva fase, a partire dai primi giorni di gennaio, contraddistinta da eventi pluviometrici più intensi e localmente persistenti in tutto il Distretto"; "dal punto di vista tipologico, le precipitazioni osservate sono risultate prevalentemente continue e diffuse, con caratteristiche tali da favorire i processi di infiltrazione e ricarica delle risorse idriche, piuttosto che inefficaci fenomeni di ruscellamento rapido. In particolare, tra la fine di dicembre e l'inizio del nuovo anno si è osservata una marcata intensificazione delle precipitazioni, con eventi intensi (20-40 mm/24h) in diverse aree del Distretto e in più giornate consecutive". "Si tratta pertanto di apporti idrologicamente utili, - prosegue il rapporto - seppur con volumi di precipitazione concentrati in pochi giorni, assimilabili, per entità complessiva, a quelli che normalmente si distribuiscono su intervalli temporali più estesi". Nel complesso, "il quadro termico osservato non ha presentato anomalie significative tali da ostacolare l'efficacia degli apporti meteorici registrati; al contrario, la combinazione tra precipitazioni e temperature stagionalmente coerenti risulta potenzialmente favorevole ai processi di ricarica idrica e ad accumuli nevosi alle quote più alte"; "gli effetti positivi del quadro meteoclimatico rappresentato risultano già rapidamente evidenti nei corsi d'acqua superficiali, nei laghi, negli invasi e nelle sorgenti a ricarica rapida". "Al contrario, sarà necessario un tempo di risposta più lungo per valutare in modo approfondito la ricaduta di tali apporti sulle portate delle sorgenti connesse alle falde acquifere a ricarica lenta, per le quali, allo stato attuale, permangono alcuni trend negativi già rilevati nella precedente comunicazione.
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