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Lettera aperta a Mons. Erio Castellucci Arcivescovo di Modena - Nonantola e Vescovo di Carpi

Amministratore16 luglio 2026 alle 12:47

"Eccellenza Reverendissima,

mi permetto di scriverLe con rispetto e sincerità, come semplice fedele cattolica che guarda al ministero dei vescovi con gratitudine ma anche con la legittima attesa di ricevere orientamenti chiari, equilibrati e fedeli alla tradizione della Chiesa.

Le recenti dichiarazioni sulla possibilità di una “copresidenza” della celebrazione eucaristica tra un sacerdote e una donna hanno suscitato in molti fedeli interrogativi e perplessità, come tante altre dichiarazioni di alcuni pastori. Al di là delle intenzioni che certamente mirano a valorizzare il ruolo delle donne nella vita ecclesiale, tali affermazioni rischiano di generare confusione su questioni che la Chiesa ha sempre considerato centrali per la propria identità e per la propria vita sacramentale.

Un vescovo non è soltanto un animatore pastorale o un promotore di nuove riflessioni. Egli è anzitutto custode dell’unità della fede e punto di riferimento per il popolo di Dio. Per questo motivo, molti fedeli si aspettano dai propri pastori parole che illuminino, confermino e rafforzino la comunione ecclesiale, specialmente su temi delicati che toccano la dottrina e la liturgia.

La mia preoccupazione non nasce da un singolo episodio. Già in passato, infatti, alcune scelte e prese di posizione hanno suscitato disagio e smarrimento. Tra queste ricordo la vicenda della mostra “Gratia Plena”, che fu percepita da numerosi credenti come offensiva nei confronti della sensibilità religiosa e della devozione mariana. Il fatto che un’iniziativa ritenuta da molti blasfema abbia ricevuto attenzione e benevolenza in ambito ecclesiale ha lasciato ferite che, per alcuni, non si sono ancora rimarginate.

A questo proposito, mi torna alla mente l’insegnamento di san Paolo, il quale, pur riconoscendo che alcuni comportamenti potevano essere leciti, esortava i cristiani a rinunciarvi quando rischiavano di diventare motivo di scandalo per i fratelli più deboli nella fede. Riguardo alle carni offerte agli idoli, arrivò infatti a scrivere: “Se un cibo scandalizza il mio fratello, non mangerò mai più carne, per non dare scandalo al mio fratello” (1 Cor 8,13). Questo insegnamento richiama tutti i pastori a una particolare prudenza, affinché anche iniziative culturalmente o pastoralmente motivate non diventino occasione di turbamento per il popolo di Dio.

Non scrivo queste righe per alimentare polemiche né per giudicare le intenzioni di alcuno. Scrivo perché amo la Chiesa e prego affinché i suoi pastori siano segni visibili di prudenza, equilibrio e fedeltà. In un tempo segnato da divisioni e confusione, i fedeli hanno bisogno di guide che sappiano coniugare accoglienza e verità, dialogo e chiarezza, sensibilità pastorale e rispetto della dottrina ricevuta.

Sono convinta che il compito di un vescovo sia tanto più prezioso quanto più riesce a custodire l’unità del gregge affidatogli, evitando formulazioni che possano essere interpretate come messe in discussione di insegnamenti consolidati della Chiesa.

Con rispetto filiale, assicuro la mia preghiera per il Suo ministero episcopale, affinché lo Spirito Santo continui a guidarLa nel servizio alla Chiesa e nella testimonianza del Vangelo."

Con ossequio,

Giancarla Perotti