LA REGIONE AFFOSSA L’ATTO AZIENDALE DELL’AST DI ASCOLI PICENO

Ameli (PD): “La Regione ci dà ragione. Un disastro annunciato che qualcuno ha voluto ignorare”
La Regione Marche ha di fatto bocciato l’Atto Aziendale dell’Azienda Sanitaria Territoriale di Ascoli Piceno, accogliendo – nero su bianco – le critiche che il Partito Democratico, molti sindaci del territorio e le sigle sindacali ai tavoli di contrattazione avevano sollevato fin dall’inizio. Un documento fragile, incoerente, sbilanciato, che non garantisce una sanità pubblica efficiente e accessibile dai cittadini. Lo abbiamo detto in ogni sede, lo abbiamo denunciato in conferenza stampa e nelle sedi istituzionali con osservazioni, lo abbiamo ribadito anche davanti ai silenzi e all’inerzia di chi avrebbe dovuto ascoltare. A difendere quel pasticcio – in modo acritico e imbarazzante – sono stati solo il sindaco di Ascoli Marco Fioravanti e pochi altri, per meri ordini di partito. Senza nemmeno approfondire le carte, si sono affidati a cattivi maestri, contribuendo a mettere in crisi la sanità pubblica nel Piceno. Continuo a ripeterlo: quando si parla di salute la ragion di stato viene prima di quella di partito. Non solo: va ricordato che lo stesso assessore Saltamartini, dopo l’iniziativa della consigliera regionale Casini, aveva inizialmente sospeso l’Atto, riconoscendone le criticità. Poi, evidentemente richiamato all’ordine, ha fatto marcia indietro. Se avesse dato seguito alle sue stesse parole, oggi non ci troveremmo in questa situazione paradossale e imbarazzante: una Regione costretta a bocciare il piano di una sua stessa AST. I rilievi formulati dalla Regione sono gravi e numerosi come testimoniato dalla delibera di giunta. Manca una programmazione credibile dei posti letto, non c’è coerenza nell’organizzazione delle Unità Operative Complesse, non viene indicato chiaramente quali Unità Operative Semplici avranno la responsabilità della gestione economica, tecnica e del personale. Inoltre, manca l’integrazione tra i dipartimenti e tra i diversi livelli del sistema sanitario territoriale. Ancora una volta vengono ignorati servizi fondamentali come gli hospice, la salute mentale, l’autismo, le dipendenze, la diabetologia, la sanità penitenziaria e l’intero sistema di cure palliative. Un atto che conferma un’impostazione scollegata dai bisogni reali del territorio. Ora confidiamo che la nuova direzione, guidata dal dottor Maraldo, possa finalmente mettere mano ai tanti danni ereditati dalla gestione della precedente direttrice Natalini, il cui operato è stato nei fatti sconfessato dalla stessa Giunta regionale. Serve una ripartenza vera, con un atto condiviso e partecipato, che metta al centro i territori, gli operatori e il diritto alla salute, per una sanità pubblica, accessibile e vicina alle persone.
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