Il modello virtuoso dell'impianto Aciam di Aielli nell'inchiesta di Report sulle bioplastiche

L'impianto di compostaggio Aciam di Aielli (Aq) è un modello di virtuosità nel panorama della gestione dei rifiuti in Italia
A metterlo in luce è stata proprio un'inchiesta di Report, andata in onda ieri sera, che ha evidenziato le problematiche diffuse riguardo al conferimento dei prodotti in bioplastica e plastica monouso. La struttura gestita da Aciam, frutto della tecnologia all'avanguardia della spa che fa parte della galassia Tekneko, ha dimostrato come una soluzione tecnica concreta è possibile. Il servizio di Antonella Cignarale ha messo in luce l'incertezza dei cittadini. Le stoviglie in bioplastica, pur essendo certificate come compostabili, finiscono spesso nella raccolta sbagliata, mentre quelle riutilizzabili in plastica alimentano dubbi tra i vari attori della filiera. Aciam risponde a questa criticità con un processo di lavorazione rigoroso che punta a garantire l'effettiva biodegradabilità dei materiali. In questo impianto, la tecnologia installata permette di gestire le inefficienze della fase di compostaggio. Se al termine del primo ciclo di lavorazione una forchetta o un piatto non risultano degradati, il materiale viene sottoposto a un secondo ciclo. Alberto Torelli, direttore generale dell'impianto, ha chiarito i tempi necessari e spiegato come operano all'interno della struttura. "La forchetta ci mette almeno 90 giorni", ha spiegato Torelli, "ma può essere che laddove ci siano spessori significativi o costruzioni particolari, possano essere assorbite dal processo di compostaggio anche con due cicli". Torelli ha inoltre illustrato le ragioni delle differenze tra i vari impianti italiani, perchè che ci sono impianti che riescono magari a disintegrare in molto meno di 90 giorni una forchetta e altri no. "In ogni impianto", ha aggiunto Torelli, "ci sono le condizioni di temperatura, direi di funzionamento, umidità e processo, che sono differenti e, pertanto, i tempi possono variare per quello". Il Consorzio dei compostatori italiani, che certifica la compostabilità del prodotto, invita comunque alla prudenza. La raccomandazione resta quella di verificare sempre nel proprio comune di residenza le corrette modalità di conferimento, nonostante l'efficienza dimostrata da impianti virtuosi come quello abruzzese. --
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