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Il commercio non riparte con l'elemosina. A San Benedetto servono residenti stabili, non altri sussidi alla rendita

Amministratore27 ottobre 2026 alle 13:27

San Benedetto del Tronto - Mozzoni vede le serrande abbassate ma sembra non vedere cosa manca davanti alle vetrine, perché i negozi ci sono, mentre mancano le persone che possano sostenerli durante tutto l’anno. Prima di stanziare nuovi sostegni elemosina bisognerebbe dare respiro alle attività già presenti nel centro e nei quartieri, evitando di moltiplicare i concorrenti senza far crescere la clientela. Un contributo può aiutare ad aprire, ma per restare aperti servono incassi continui e questi hanno bisogno di una città viva e abitata dodici mesi all’anno.

Il commercio di prossimità vive dove le persone abitano, lavorano e fanno la spesa, per questo tutelarlo significa anche affrontare l’emergenza abitativa e permettere a giovani, famiglie e lavoratori di vivere davvero a San Benedetto. Le seconde case, le residenze soltanto sulla carta e la trasformazione in una città on/off, non garantiscono quella domanda quotidiana di cui hanno bisogno botteghe, bar e servizi. Ogni famiglia costretta a cercare casa altrove porta con sé una parte della vita economica e sociale della città.

Senza una strategia per riportare residenti effettivi, gli incentivi annunciati dal sindaco rischiano di diventare l’ennesima pubblica questua che sostiene la rendita privata, consentendo di mantenere affitti monstre e rinviando soltanto il ritorno del cartello affittasi sulla vetrina. Chi tiene aperta un’attività ha bisogno di persone, di domanda e di un’economia locale che le permetta di vivere anche dopo l’esaurimento del contributo, altrimenti il finale è già scritto! Al sindaco resta la foto dell’inaugurazione e al commerciante restano i debiti della chiusura.

Denis Voltattorni

AVS – Coportavoce Europa Verde SBT