Grottammare - “Altro che Festival dell’Arte: benvenuti al Festival dell’Ingiustizia”

Altro che “festival dell’arte”. Quello che a Grottammare viene presentato con toni trionfali come un grande successo culturale è, in realtà, il Festival dell’Ingiustizia, abilmente mascherato da evento artistico.
E la prova sta tutta nei murales che verranno realizzati nei prossimi giorni: opere che non celebreranno la creatività, ma testimonieranno un abuso di potere ormai diventato prassi per l’attuale maggioranza. Ricordiamo infatti che l’affresco realizzato sulla cabina Enel del lungomare era stato censurato da e-distribuzione, non da critici d’arte improvvisati, ma da un comitato nominato dalla stessa società, che ha giudicato quell’intervento non idoneo e non conforme. In qualunque città normale, a quel punto, ci si sarebbe scusati per aver imbrattato una proprietà privata. A Grottammare no. Qui si insiste, si rilancia, si ostenta pure orgoglio. L’arroganza supera perfino il buon senso. E mentre il Comune recita la parte del paladino della creatività, ciò che stupisce davvero è la resa di e-distribuzione, che decide di piegarsi alla volontà di chi non ha avuto alcuna remora a violare una proprietà non propria. Una spettacolare acrobazia istituzionale che merita applausi… o forse interrogazioni parlamentari. Non si discute l’arte, né si giudicano gli artisti — sia chiaro. Qui si giudica un principio che dovrebbe essere intoccabile: su una proprietà privata non si interviene senza autorizzazione. È semplice, basilare, scolpito nel buon senso prima ancora che nella legge. Quando però a calpestarlo è proprio chi dovrebbe rappresentare legalità e giustizia, tutto ciò assume un sapore ancora più amaro. E allora inutile sbandierare questo concorso come un inno alla cultura: sarà piuttosto un inno all’ingiustizia, al sopruso e all’abuso di potere. Nei prossimi giorni coinvolgeremo chi di competenza, affinché siano chiarite le motivazioni della resa. Perché la democrazia e la libertà non sono optional. E non intendiamo permettere che un manipolo di politici convinti che la città sia proprietà di famiglia — con vice-sindaci non eletti ma proclamati per eredità — continui a spadroneggiare su Grottammare come se fosse un feudo personale. Noi non ci stiamo. E non ci stancheremo di dirlo: l’arte è bellezza, l’abuso di potere no.
Raffaele Rossi
Tiziana Stampatori
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