Genetica e Biotecnologie per il Vino del Futuro al Vinitaly 2025

È stato un convegno che indirizzato sul miglioramento genetico dei vitigni e il loro invitabile impatto sui vini, il primo appuntamento organizzato dal Consorzio di Tutela dei Vini Piceni per la 57° edizione del Vinitaly 2025 tenuto presso la sala Raffaello dello stand della Regione Marche all’interno del padiglione 7.
L’appuntamento ha ruotato sul ruolo fondamentale che gli studi genetici hanno storicamente svolto nel progresso agricolo e dell’enologia con varietà ottenute tramite incroci tradizionali per poi passare alle tecniche moderne che potrebbero rivoluzionare tali pratiche. Il primo intervento è stato a cura del Prof. Emidio Albertini, docente di genetica presso la Facoltà di agraria dell’Università di Perugia ed originario del Piceno, che ha analizzato le nuove varietà di vite ottenute mediante incroci tradizionali, caratterizzate da resistenza a patologie, ma che costituiscono a tutti gli effetti nuove varietà, attualmente non utilizzabili per produrre vini DOC. Egli, inoltre ha puntato su di un approfondimento tecnico riguardanti le innovative Tecnologie di Evoluzione Assistita (TEA) capaci di intervenire direttamente sul DNA delle varietà già esistenti, preservando integralmente le loro caratteristiche originali (morfologiche e organolettiche), ma introducendo o attivando geni specifici per la resistenza a malattie vegetali (es. peronospora e oidio). La possibilità offerta dalle TEA apre importanti prospettive per il settore vitivinicolo e pone contestualmente interrogativi significativi riguardo ai disciplinari di produzione DOC e DOCG. Il Prof. Marconi, della medesima Facoltà, è intervenuto sugli studi genetici che permettono di comprendere e valorizzare al meglio il concetto di terroir, elemento imprescindibile per l’identità e la qualità dei vini considerando che le caratteristiche dell’uva non dipendono solo dal genotipo della vite, ma anche dall’ambiente in cui cresce e dalle pratiche agricole adottate. I risultati, che sono stati proposti hanno evidenziato come le piante reagiscano agli stimoli esterni climatici, chimici o umani attraverso un fenomeno noto come plasticità fenotipica, ovvero la capacità di adattarsi alle condizioni ambientali senza modificare la sequenza del proprio DNA. “Ringrazio gli illustri docenti, tra l’altro figli di questo territorio, per averci proposto questi studi di grande livello - ha commentato il presidente del Consorzio Tutela Vini Piceni Simone Capecci - I risultati di questa ricerca aprono scenari innovativi per la viticoltura chiedendoci se sarà possibile selezionare materiali vegetali che mantengano le caratteristiche distintive del terroir d’origine. Questo tipo di ricerca getta le basi per una viticoltura sempre più mirata che valorizzi le specificità territoriali dando nel contempo la possibilità di valutare l'opportunità di includere tali vitigni "editati" nelle produzioni DOC e DOCG.” I docenti, al termine del convegno, hanno evidenziato alcuni geni chiave, identificati nello studio, che mettono in relazione provenienza geografica e processo di maturazione.
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