Coldiretti Marche al lavoro per il Distretto Florovivaistico: "Strumento per rilanciare settore che interessa oltre 500 imprese e quasi 1500 lavoratori"

Un cuore verde e piceno con l’obiettivo di valorizzare il florovivaismo di tutta la regione attraverso azioni condivise tra imprese e Istituzioni.
È il Distretto Florovivaistico delle Marche che, annunciato nei giorni scorsi a Genova durante Euroflora, è già a un passo dal raggiungimento di tutti i requisiti richiesti grazie all’impegno di Coldiretti Marche che si è subito messa in moto per coinvolgere i propri soci in un progetto che ha le potenzialità per bissare il successo del Distretto Biologico. “Ci stiamo velocemente avvicinando al raggiungimento dei requisiti minimi previsti dalla normativa nazionale – spiega Maria Letizia Gardoni, presidente di Coldiretti Marche – Per capacità produttiva (almeno 5 milioni di euro annui), addetti (150) e almeno 5 trasformatori, ci siamo già. Per il resto siamo a buon punto. Siamo sicuri che unendo gli sforzi si potrà operare un rilancio di tutto il settore che nella nostra regione vanta punte di eccellenza”. Tra queste, ad esempio, c’è l’Alloro di Grottamare che spinto da Coldiretti e dall’associazione locale dei vivaisti, parallelamente a questa progettazione, sta cercando il riconoscimento Igp. Proprio Grottammare è nella costituenda area omogenea prevista dalla normativa insieme ad Ascoli Piceno, Campofilone, Civitanova Marche, Cupra Marittima, Fermo, Massignano, Montefiore dell'Aso, Monteprandone, Ripatransone, Sant'Elpidio a Mare e Spinetoli. Per arrivare a 15 (il requisito minimo previsto dalla normativa nazionale) servirebbero altri 3 Comuni contigui. Non dovrebbe essere un problema visto che quasi il 44% delle aziende florovivaistiche marchigiane (oltre 500 e 11,5 milioni euro di valore produttivo) è localizzato nelle province di Fermo e Ascoli Piceno. Non si tratterà di un Distretto locale. Una volta ufficializzato e avviato l’organismo con il suo nucleo territoriale fondativo l’adesione sarà aperta anche a realtà che ne sono al di fuori. In Italia esistono già realtà analoghe come il Distretto Agricolo Florovivaistico della Liguria o il Distretto Florovivaistico Sicilia. Insomma, uno strumento per rilanciare un settore particolarmente colpito dalla crisi energetica e valorizzarlo come produzione nazionale di qualità da preferire alle importazioni dall’estero per rafforzare l’economia locale.
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