Cittadini sotto shock dopo la grave rissa scoppiata sabato sera nel centro di Teramo

Teramo - «La questione va affrontata da un punto di vista sociale perché il disagio dei ragazzi è un problema che interessa tutta la nazione».
Così il sindaco di Teramo Gianguido D'Alberto dopo la grave rissa scoppiata sabato sera in piazza San Francesco e che ha visto l’apice con il lancio di una bottiglia incendiaria.«L'episodio di sabato non può essere declinato come una questione di ordine pubblico perché il sistema ha funzionato, le forze dell'ordine c'erano e sono intervenute.Dobbiamo tuttavia interrogarci su quali azioni compiere e richiamare la responsabilità delle famiglie». «Ormai la Città è come una “nave senza nocchiere in gran tempesta”. Quando i miei figli escono inizio ad avere paura. Quando ci sono in giro persone ubriache a tutte le ore, anche di mattina, c'è da avere paura. Quando abbiamo provato a dire, noi umili consiglieri di minoranza, che in Città non c'è più sicurezza e abbiamo scritto a Prefetto e Questore, ci è stato risposto, più o meno, che stavamo esagerando. La Città oggi vive di eventi spiccioli e, in qualche caso, imbarazzanti». Questo lo sfogo sui social della consigliera comunale Maria Cristona Marroni. Ed è proprio sui social che si avverte il disagio, la paura, la preoccupazione dei teramani la cui città non è più tranquilla. «Chiediamo che il sindaco di Teramo convochi con urgenza un tavolo sulla sicurezza con il Prefetto e si adoperi per dare una risposta concreta al grido d’aiuto proveniente dai giovani – propone Azione – L’istituzione di un tavolo permanente tra Comune, istituti scolastici, Asl (servizio di psicologia dell'età evolutiva) ed enti del terzo settore per promuovere progetti rivolti ai giovani, capaci di stimolare il loro interesse per la costruzione di qualcosa di positivo e per il dialogo costruttivo». Intanto il 14enne vibratiano ritenuto responsabile del lancio della bottiglia incendiaria verso un 15enne rivolge un messaggio di scuse attraverso il suo legale essendosi reso conto della gravità del suo gesto. Il 14enne da ieri è in ospedale per essere operato al setto nasale dopo i pugni che sostiene di aver ricevuto dal quindicenne colpito dalla molotov. Sabato dovevano essere molti di più alla fermata degli autobus in piazzale San Francesco all'appuntamento che si erano dati. Per giorni sui loro cellulari sono circolati i messaggi di insulti dopo una partita di calcio delle giovanili che aveva infuocato gli animi e innescato una scintilla tra le due giovanissime tifoserie: uno scambio di parolacce con la promessa finale di sistemare le cose faccia a faccia tra una cinquantina di appartenenti a ciascun gruppo. Se ne sono presentati di meno, una trentina. Calci, pugni, cinghiate fino al lancio di una bottiglia incendiaria lanciata contro un quindicenne teramano e finita sul giubbotto che ha iniziato prendere fuoco. Scene di guerriglia urbana, tra minorenni, che devono far riflettere. Molto.
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