Cantieri fantasma, partono le sanzioni a chi non li smonta
Ponteggi che restano montati per anni, recinzioni che restringono marciapiedi e carreggiate, impalcature che continuano a occupare il suolo pubblico anche quando i lavori sono fermi da tempo

Ad Ascoli torna sotto i riflettori il problema dei cantieri “perenni”, soprattutto quelli presenti sugli edifici privati del centro storico, dove strutture e delimitazioni finiscono per diventare parte integrante del paesaggio urbano, con conseguenze per la sicurezza e per la vivibilità delle strade. Da quest’anno, però, per chi occupa il suolo pubblico sono scattate nuove regole e, soprattutto, controlli più stringenti. Dal primo gennaio 2026 le occupazioni temporanee legate alle aree di cantiere sono soggette al pagamento del canone unico patrimoniale. Un meccanismo che punta anche a evitare che ponteggi e recinzioni possano rimanere installati senza una reale necessità e senza una precisa scadenza. Il mancato pagamento del canone può infatti far scattare una procedura che porta prima al sollecito per il rilascio dell’area e, successivamente, alle sanzioni. Un intervento destinato a incidere proprio su quelle situazioni che si trascinano da mesi o addirittura da anni, con cantieri nei quali l’attività edilizia appare sospesa o procede a ritmi estremamente ridotti. Il tema riguarda in particolare le impalcature abbandonate. Non mancano, infatti, i casi in cui le imprese incaricate dei lavori hanno interrotto l’attività o si sono allontanate lasciando sul posto ponteggi e strutture provvisionali. In queste circostanze il problema non è soltanto estetico. Un cantiere fermo può creare difficoltà ai pedoni, ridurre lo spazio disponibile lungo i marciapiedi, modificare la viabilità e aumentare le criticità legate alla sicurezza. Il confronto tra cantieri pubblici e privati rende il fenomeno ancora più evidente. Mentre gli interventi promossi dal Comune, laddove avviati, vengono generalmente portati avanti secondo cronoprogrammi e con una progressione delle lavorazioni, nel settore privato esistono situazioni nelle quali le strutture restano per lungo tempo senza che all’esterno siano visibili significativi avanzamenti. Proprio per questo l’amministrazione sta valutando anche possibili incentivi per favorire la restituzione anticipata degli spazi. Tra le ipotesi c’è quella di una riduzione del canone per le imprese che provvedano a liberare il suolo pubblico prima della scadenza autorizzata. L’obiettivo sarebbe duplice: da una parte recuperare rapidamente aree oggi sottratte alla piena fruizione dei cittadini, dall’altra rendere meno conveniente mantenere occupazioni non più necessarie. Il nuovo sistema sta già producendo un ridimensionamento delle occupazioni, ma non mancano le contestazioni da parte delle imprese, alcune delle quali hanno presentato ricorso. Il passaggio dai controlli alla fase delle sanzioni rappresenta dunque un banco di prova importante per riportare ordine in una situazione che, in alcune zone della città, si è protratta troppo a lungo.
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