Ascoli Piceno - Rilancio di Monte Piselli, scende in campo anche il Cai

Anche il Cai è in prima linea nel dibattito sul futuro di Monte Piselli, tornato al centro del confronto sul rilancio della montagna tra Marche e Abruzzo.
I gruppi regionali del Club alpino italiano hanno presentato una proposta congiunta che punta ad affidare a una società specializzata e indipendente uno studio di fattibilità capace di valutare sostenibilità ambientale, economica e finanziaria delle possibili traiettorie di sviluppo del comprensorio. L’iniziativa nasce dalla consapevolezza di un cambiamento ormai evidente: il clima sta trasformando profondamente gli equilibri della montagna appenninica. “La progressiva riduzione dell’innevamento naturale rende sempre più fragile il modello turistico basato sulla sola stagione sciistica”, sottolinea il Cai, evidenziando come “la destagionalizzazione non possa restare uno slogan”. Per il Club alpino italiano, infatti, è necessario passare “a scelte concrete, fondate su dati oggettivi e su una visione strategica condivisa”. Il nodo centrale resta quello di evitare che ingenti risorse pubbliche vengano investite senza un quadro conoscitivo solido. Da qui la richiesta di uno studio approfondito che analizzi i potenziali flussi turistici, metta a confronto Monte Piselli con altre realtà appenniniche e valuti nuove funzioni per l’area. “Non solo sci, ma un sistema capace di generare ricadute economiche e sociali durature”, è la linea indicata dal Cai, che richiama anche la necessità di individuare modelli gestionali sostenibili. Particolare attenzione viene riservata alla ricostruzione del rifugio Pizi e al recupero del campo scuola antistante. “Le strutture dovranno diventare poli multifunzionali”, si legge nella proposta, “utili durante tutto l’anno, con spazi per il turismo lento, attività didattiche e culturali”. Non solo: tra le ipotesi c’è anche quella di trasformarle in “rifugi climatici per anziani e persone fragili nei periodi più caldi”. Il Cai sottolinea come una fase di studio richieda tempo e risorse, ma rappresenti “un passaggio indispensabile per evitare scelte affrettate, opere poco sostenibili e costi permanenti a carico della collettività”. La proposta è stata inviata all’Ufficio speciale per la ricostruzione e al Cotuge, con l’obiettivo di avviare un percorso condiviso che coinvolga istituzioni, comunità locali e operatori economici.
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