Ascoli Piceno - Il poliziotto ferito a Torino sta per tornare, il maestro di pugilato: "Ragazzo esemplare"

“Quando ho visto quelle immagini mi sono commosso. Ho detto subito: quello è il mio Lorenzo”.
La voce è rotta dall’emozione, ma l’orgoglio è più forte di tutto. Mirko Isopi, insegnante di pugilato e amico di lunga data di Lorenzo Virgulti, non ha dubbi nel raccontare chi sia davvero il poliziotto ascolano diventato simbolo di coraggio dopo i fatti di Torino. “È un ragazzo che ha sempre aiutato il prossimo, che si è sempre prodigato per il bene degli altri. Lo spirito di servizio lo aveva dentro già da quando è entrato in palestra”. Parole che risuonano forti ad Ascoli, dove l’incredulità per quanto accaduto ha lasciato spazio a una profonda vicinanza. “Non mi ha sorpreso vederlo fare da scudo con il suo corpo – continua Isopi –. Lorenzo è fatto così. Dare la vita per lo Stato e per i colleghi, per lui, è una cosa naturale”. Un gesto istintivo, quello compiuto durante i violenti scontri scoppiati a Torino, che ha evitato conseguenze ancora più gravi per il collega Alessandro Calista, accerchiato e aggredito da un gruppo di manifestanti. Ascoli oggi guarda a Lorenzo con occhi diversi, ma con lo stesso affetto di sempre. La città si è stretta compatta attorno a lui e alla sua famiglia, aspettando il momento in cui potrà finalmente tornare a casa dopo le dimissioni dall’ospedale Molinette, dove era stato ricoverato per un’infrazione a una vertebra cervicale. Un infortunio serio, che rende ancora più evidente la portata di quel gesto. Nei racconti di chi lo conosce emerge il ritratto di un ragazzo semplice, cresciuto tra i valori dello sport, dello studio e del rispetto. Dopo il diploma al liceo economico sociale di Ascoli, la scelta di entrare in Polizia, una strada che lo ha portato lontano dalla sua città ma che non ha mai reciso il legame con le sue radici. Il sindaco Marco Fioravanti ha espresso pubblicamente la vicinanza dell’intera comunità e non è escluso un incontro ufficiale nei prossimi giorni. Ma il riconoscimento più sentito resta quello della gente comune: “Lorenzo è uno di noi”, si ripete in città, tra orgoglio e commozione. Ora Ascoli attende. Attende di riabbracciare il suo eroe, di stringergli la mano, di dirgli grazie. Perché, al di là della cronaca e delle polemiche, resta l’immagine di un ragazzo che non ha voltato lo sguardo dall’altra parte. E per la sua città, questo vale più di qualsiasi titolo.
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