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Arquata del Tronto - A dieci anni dal sisma, il ricordo dell'ex sindaco Petrucci: l'eroe del terremoto

Sono passati dieci anni da quella notte del 24 agosto 2016 che in pochi secondi sconvolse il Centro Italia, colpendo duramente anche Arquata del Tronto

Editor22 agosto 2026 alle 08:23

Il terremoto cancellò intere porzioni di territorio e rase al suolo la frazione di Pescara. A un decennio dal sisma, il ricordo torna ad Aleandro Petrucci, il sindaco che più di ogni altro incarnò la battaglia di una comunità per non essere dimenticata. Petrucci, morto il 23 dicembre 2020, affrontò il terremoto in prima persona, facendosi interprete della paura, della rabbia e delle speranze dei suoi cittadini. Fino all’ultimo continuò a chiedere risposte alle istituzioni, a cercare risorse e a rivendicare per Arquata e le sue frazioni il diritto alla rinascita. A ripercorrere quella notte è la moglie, Anna Maria Vitali. “Eravamo a Trisungo – racconta – anche se residenti ad Ascoli. Con noi c’era la nostra nipotina, che aveva appena due mesi. Ci siamo svegliati di soprassalto con tutto quel rumore. Cadevano gli oggetti, poi è arrivato il buio. Volevamo uscire, ma non trovavamo nemmeno la porta”.  Fuori, la dimensione della tragedia apparve subito evidente. “C’era gente terrorizzata, smarrita. La nostra casa aveva retto, ma intorno era quasi tutto distrutto. Non riuscivi nemmeno a comprendere fino in fondo quello che era successo”. Petrucci, invece, si mise immediatamente al lavoro. “Cominciò a telefonare, a contattare la Protezione civile. Non si aveva un quadro preciso, soprattutto per le frazioni. Lui sentiva che doveva fare qualcosa”. Il momento più doloroso arrivò con la ricognizione sul territorio. “Quando tornò, aveva un volto desolato. Mi disse: “Pescara non c’è più”. Quella frase mi è rimasta dentro. Pescara non erano soltanto case, ma famiglie, ricordi, persone”.  Da quel momento Petrucci divenne il “sindaco del terremoto”. “Affrontava tutto di petto – ricorda Vitali –. Si faceva sentire con chiunque, dal presidente della Repubblica al presidente del Consiglio. Diceva quello che pensava e chiedeva ciò che riteneva giusto per la sua gente”. Una battaglia portata avanti senza risparmiarsi, anche quando la malattia aveva ormai segnato gli ultimi mesi della sua vita. “Fino all’ultimo continuava a preoccuparsi del territorio. Prima venivano Arquata e la sua gente. La sua sofferenza personale passava in secondo piano”.  Oggi, a dieci anni dal sisma, il ricordo di Petrucci resta legato a quella lotta. “Il terremoto gli aveva lasciato dentro un dolore enorme, ma anche una responsabilità. Ha combattuto fino all’ultimo perché Arquata non venisse dimenticata”.