Alla Yuasa Battery si registra il ritorno di Oleg Antonov
Lo schiacciatore, a vantare ben 137 gare con la Nazionale azzurra, rientra nelle Marche portando esperienza al pacchetto degli attaccanti

Il ritorno di Oleg Antonov alla Yuasa Battery Grottazzolina appartiene senza dubbio al novero dei rientri che sembrano chiudere un cerchio, per aprirne però subito uno nuovo. Dopo una stagione lontano dalle Marche, vissuta con la maglia di Taranto in serie cadetta, Antonov torna dove aveva lasciato qualcosa di importante. E dove, soprattutto, qualcosa di importante è pronta a riaccoglierlo. La storia del legame di Antonov con Grottazzolina, come raccontato presso i canali ufficiali della società grottese, è ormai cosa nota: aveva appena 8 anni Oleg quando, nel 1996, suo padre Jaroslav scelse di legare il proprio percorso sportivo a quello dell’allora Videx Grottazzolina, primo straniero a vestire quella maglia in Serie A. Da allora, per quel bambino dagli occhi curiosi che in poco tempo divenne uno dei tanti ragazzi del paese, di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia. E quel bambino, nel corso del tempo, è passato dall’essere il figlio del campione russo a diventare, lui stesso, il campione Oleg Antonov. Senza scorciatoie, solo impegno, lavoro, talento e tanto sudore. Un atleta davvero senza bisogno di presentazioni, con un dato su tutti a parlare per lui: 137 presenze in nazionale. Per uno come lui parlare di curriculum è davvero superfluo. La carriera di Oleg Antonov attraversa decenni di pallavolo ai massimi livelli, tra campionati italiani (Trento, Piacenza, Cuneo, Vibo, Taranto), esperienze internazionali (Francia, Turchia, Russia), grandi piazze e soprattutto la maglia azzurra, con cui ha vissuto pagine che appartengono alla storia recente della pallavolo italiana. Eppure, in mezzo a tante tappe prestigiose, Grottazzolina è riuscita a ritagliarsi uno spazio speciale. Non soltanto una squadra, non semplicemente una parentesi della carriera. Una seconda casa. Perché il primo anno di Superlega della Yuasa Battery non è stato un anno qualunque. È stato il coronamento di una storia sportiva costruita con pazienza e sacrificio, culminata in una salvezza che in tanti avevano definito impossibile e che invece il gruppo di Grottazzolina ha trasformato in realtà. E dentro quella cavalcata c’è stato anche il contributo importante di Antonov: esperienza, qualità, equilibrio, capacità di stare dentro ogni momento della stagione senza mai perdere lucidità. Poi le strade si dividono di nuovo, nello sport accade con normalità. Oleg riparte dalla A2, categoria che aveva brevemente assaggiato solo per un biennio nel lontano 2009-2011, prima di spiccare definitivamente il volo. Lo sceglie l’ambiziosa Taranto, dove aveva lasciato peraltro dolcissimi ricordi in massima serie. L’annata si rivela meno fortunata rispetto ai pronostici ed alle aspettative, ma serve ad Oleg per riprendere confidenza con una categoria insidiosa: “La A2 è un campionato tosto – racconta al sito ufficiale societario – molto competitivo. Nella scorsa stagione la classifica è stata molto equilibrata, soprattutto nella seconda parte; ogni partita e ogni punto contano tantissimo”. Una stagione, l’ultima, piena di difficoltà, sia per la Taranto di Antonov che, soprattutto, per Grottazzolina: “Le difficoltà fanno parte di un percorso naturale, capitano delle stagioni più difficili delle altre, e non c’è una ricetta magica per evitarle né una per cancellarle e ripartire. Si analizzano bene, se ne estrae l’esperienza e si riparte”. Già, si riparte dalla Serie A2. Una categoria diversa, certamente, ma non per questo meno ambiziosa. La volontà del club è chiara: ricostruire un progetto competitivo, con l’obiettivo di essere protagonista e guardare avanti con entusiasmo. Un gruppo quasi completamente nuovo, però, che avrà bisogno di tempo ed esempi per amalgamarsi e trasformare l’altissimo potenziale tecnico in bella pallavolo: “Non esiste un ingrediente segreto per accelerare il processo di amalgama. Ci vuole pazienza, sicuramente, per dare tempo ad un gruppo nuovo di trovare intesa e il giusto equilibrio in campo fin dalla preparazione”. Ed in questo contesto il ritorno di Antonov assume un valore ancora più grande, perché quando una squadra sceglie di riportare a casa un giocatore così, il messaggio è forte: non si riparte da zero. E quando un campione decide di tornare, dopo aver visto tanto e vissuto ovunque, significa che in quel posto qualcosa di speciale c’è davvero.
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