Agricoltura, Cia Marche: aziende sotto scacco tra costi energetici e prezzi troppo bassi

Il presidente Taddei: «Redditi schiacciati. Servono interventi urgenti di Governo e Unione europea»
ANCONA – Un cortocircuito che stringe anche l’agricoltura marchigiana in una triplice morsa: costi di produzione in forte aumento a causa delle tensioni internazionali e delle dinamiche speculative sui mercati energetici, mercati agricoli sempre più instabili e pratiche commerciali che comprimono il valore riconosciuto ai produttori nei campi. A lanciare l’allarme è Cia Agricoltori Italiani delle Marche, considerando che il prezzo medio del gasolio, nella nostra Regione, è attestato a 1,894 euro al litro e quello della benzina ha raggiunto già 1,739 euro al litro. «I rincari dei carburanti registrati in queste ore colpiscono direttamente le aziende agricole del nostro territorio – afferma il presidente di Cia Marche, Alessandro Taddei –. All’avvio delle lavorazioni primaverili le imprese stanno facendo i conti con aumenti che arrivano fino al 30-35% sul gasolio agricolo. Un incremento pesantissimo che arriva in un momento delicato per le aziende e che rischia di mettere ulteriormente sotto pressione i bilanci». Per Cia Marche è positivo che il Ministero delle Imprese e del Made in Italy e Mister Prezzi abbiano acceso i riflettori sul tema, ma è necessario che le azioni di contrasto alle speculazioni riguardino anche le forniture destinate al settore agricolo. «Le imprese agricole – prosegue Taddei – non possono essere lasciate sole ad assorbire l’ennesimo shock energetico mentre, lungo la filiera, i margini riconosciuti ai produttori restano troppo bassi. In molti comparti i prezzi all’origine non coprono neppure i costi di produzione e c’è un aumento generalizzato che, ad esempio, per i concimi è del 30% e si aggiunge alla difficoltà di reperimento». A rafforzare le preoccupazioni del settore arrivano anche i dati internazionali diffusi dalla Fao, che segnalano un’inversione di tendenza nei prezzi alimentari globali dopo cinque mesi di calo, con un rimbalzo trainato dalle tensioni sui mercati di cereali e carne. Nonostante ciò, le quotazioni restano inferiori rispetto a due anni fa, mentre per molti agricoltori i costi di produzione continuano a crescere. «Il rischio – conclude Taddei – è che gli agricoltori si trovino a lavorare in perdita. Per questo servono interventi concreti sia a livello nazionale sia europeo: il Dl Bollette può essere uno strumento importante, ma occorrono anche politiche strutturali capaci di difendere il reddito delle imprese agricole e garantire condizioni di mercato più eque».
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