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Stangata d’autunno per energia e carburanti, cresce il peso dei rincari su famiglie, piccole imprese e trasporti

CNA: «Intervenire per tutelare programmazione e investimenti delle Pmi»

Amministratore08 ottobre 2026 alle 12:33

Il caro energia continua a svuotare le tasche di famiglie e imprese e rischia di trasformarsi in un pesante freno per l’economia picena e marchigiana. Dall’inizio della crisi internazionale legata al conflitto in Iran, il maggior costo sostenuto dal sistema economico italiano ha raggiunto circa 16,5 miliardi di euro rispetto ai livelli di febbraio. Quasi la metà dell’aggravio deriva dall’impennata dei carburanti, mentre il resto è riconducibile ai rincari dell’energia elettrica e del gas.

Nelle Marche, e nel Piceno in particolare, gli effetti sono già evidenti. Se alcune compagnie hanno introdotto un price cap, nella maggior parte degli impianti i prezzi risultano sensibilmente più elevati. La provincia di Ascoli, in particolare, nel panorama regionale spicca per prezzi medi tra i più elevati per il gasolio e per la benzina, con effetti diretti sui costi di mobilità di famiglie e imprese.

La spirale dei rincari colpisce in modo particolare il tessuto produttivo piceno, composto prevalentemente da micro e piccole imprese dell’artigianato, dei trasporti, dell’edilizia, dell’impiantistica e dei servizi, attività che ogni giorno utilizzano mezzi aziendali per raggiungere clienti e cantieri. Anche sul fronte dell’energia elettrica i segnali sono preoccupanti. Il prezzo unico nazionale dell’energia è aumentato di circa l’82% rispetto a febbraio, con inevitabili ripercussioni sulle bollette di imprese e famiglie.

«Per una piccola impresa che ogni giorno deve spostarsi per lavorare, il carburante rappresenta un costo ormai esorbitante che si aggiunge alle bollette, alle materie prime, agli oneri finanziari e a una pressione fiscale già significativa - sottolineano il direttore CNA Ascoli Piceno Francesco Balloni e la presidente Arianna Trillini - Non possiamo permettere che l'emergenza energetica finisca per essere scaricata ancora una volta sulle imprese. Servono interventi che abbiano effetti immediati, ma soprattutto una strategia strutturale capace di rendere il sistema produttivo meno vulnerabile alle oscillazioni dei prezzi dell'energia. Ogni risorsa assorbita dai rincari è una risorsa sottratta alla programmazione e agli investimenti».

Nel frattempo, il settore dei trasporti in particolare sta pagando un prezzo altissimo. Sul fronte del trasporto persone, le Marche hanno assistito alla perdita di oltre 50 imprese tra il 2021 e il 2025. Nel Piceno il quadro appare stazionario: alla fine di giugno 2025 la provincia di Ascoli poteva contare su 62 imprese attive nel settore, le stesse di giugno 2021. Le uniche variazioni in negativo si registrano sul fronte dei bus turistici e del Ncc Auto, entrambi con un’impresa in meno, una perdita compensata dal +2 imprese di trasporto su taxi (13 nel 2025, 11 nel 2021). In ogni caso, l’associazione sottolinea la necessità di misure mirate per sostenere il settore e tutelare gli operatori dall’ennesima ondata di rincari.

«Chiediamo strumenti temporanei e proporzionati all’effettivo impiego professionale del carburante, per evitare che l’aumento dei costi porti a un ulteriore impoverimento di un comparto fondamentale - concludono Balloni e Trillini - Un credito d’imposta specifico per gli Ncc è ormai indispensabile per evitare ulteriori chiusure e garantire la continuità di servizi indispensabile per la mobilità turistica e aziendale del territorio».