Scoperte archeologiche a Pineto, emerso un importante complesso produttivo romano
Un importante tassello della storia antica del territorio è riemerso dagli scavi per la realizzazione del metanodotto “Cellino Attanasio–Pineto”

In Viale delle Rose a Pineto è stato infatti portato alla luce un articolato complesso produttivo di epoca romana, databile tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C., destinato, secondo quanto emerso dagli scavi, alla produzione e allo stoccaggio di anfore e laterizi e strettamente collegato all’antica Hatria e ai traffici commerciali dell’Adriatico. La scoperta è stata resa possibile grazie alla sorveglianza archeologica della cooperativa Archeolab durante i lavori eseguiti dalla Società Gasdotti Italiani Spa. Successivamente, sotto la direzione scientifica della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province dell’Aquila e Teramo, coordinata dalla funzionaria archeologa Gilda Assenti, sono stati eseguiti gli scavi che hanno restituito strutture murarie di notevoli dimensioni, ambienti destinati all’immagazzinamento e una grande fornace utilizzata con ogni probabilità per la produzione di anfore.
Tra i reperti rinvenuti figurano frammenti di anfore, tappi, laterizi, una moneta e persino un amo da pesca in bronzo. Le analisi archeologiche in corso consentono di ipotizzare che il sito fosse un centro produttivo specializzato nella realizzazione di contenitori destinati al trasporto del vino atriano, già noto nell’antichità per la sua qualità e commercializzato attraverso gli approdi del Cerrano e di Scerne, oltre che probabilmente di olio e di garum (antica salsa di pesce). La presenza della fornace, insieme agli edifici di stoccaggio, rappresenta una testimonianza di particolare rilievo sull’organizzazione economica e commerciale del territorio romano. L’area, situata in una posizione strategica tra la viabilità antica e il litorale, è stata temporaneamente reinterrata per garantirne la conservazione e il lavoro per il metanodotto è proseguito garantendo la tutela del sito. Il Comune di Pineto è impegnato, insieme alla Soprintendenza, nel percorso che porterà alla tutela del sito, alla ricerca delle risorse necessarie per il restauro e alla successiva valorizzazione scientifica e culturale. A parlarne ieri sera (6 agosto 2026) nel giardino di Villa Filiani: Gilda Assenti, funzionaria archeologa della Soprintendenza; Marina Cerquetella, archeologa responsabile per ArcheoLAB e Franco Di Giovanni, archeologo di ArcheoLAB. A introdurre i loro interventi il Sindaco e l’assessora alla Cultura del Comune di Pineto, Alberto Dell’Orletta e Jessica Martella.
“Questa scoperta rappresenta un motivo di grande orgoglio per tutta la nostra comunità – dichiara il sindaco Dell’Orletta – il rinvenimento conferma quanto il territorio di Pineto custodisca un patrimonio storico e archeologico di straordinario valore, capace di raccontare le origini e lo sviluppo della nostra terra. Ringrazio la Soprintendenza, Archeolab e tutti i professionisti che hanno lavorato con competenza e passione. Come amministrazione comunale faremo la nostra parte affinché questo patrimonio sia adeguatamente tutelato e possa diventare, in futuro, un’opportunità di conoscenza e valorizzazione per cittadini, studiosi e visitatori. Si tratta di un percorso, certamente non semplice né breve, ma lo affronteremo insieme e il Comune farà fino in fondo la propria parte”.
“Le evidenze emerse – aggiunge l’assessora Martella – consentono di rileggere il ruolo di Pineto all’interno della rete economica dell’antica Hatria e restituiscono una nuova chiave di interpretazione della storia del nostro territorio. La presenza di una fornace per la produzione delle anfore, degli edifici destinati allo stoccaggio e dei reperti rinvenuti testimonia un sistema produttivo e commerciale di grande interesse scientifico. Il nostro obiettivo è continuare a collaborare con la Soprintendenza affinché questa scoperta possa tradursi in un’occasione di ricerca, divulgazione e crescita culturale per l’intera comunità. Tra i prossimi passaggi si lavorerà per apporre un vincolo di tutela sull’area, che a breve entrerà nella disponibilità del Comune a conclusione di una lottizzazione già avviata. La Soprintendenza procederà inoltre alla redazione di pubblicazioni scientifiche e divulgative dedicate alla scoperta, e naturalmente ci si impegnerà nella ricerca delle risorse necessarie alla tutela e alla futura valorizzazione del sito”.
La serata è stata inserita nell’ambito della mostra “Il Vaso di Pandora – Traiettorie di materia e morale”, allestita negli spazi al piano terra di Villa Filiani con le opere di Roberto Fabbri, Pietro Pisano e Damiano Groppi. Tra i prossimi appuntamenti la presentazione del libro “Pensare l’odio. L’umano di fronte all’estremo”, pubblicato da Sossella Editore e scritto da Orlando Paris, il 9 agosto, alle 21, nel Giardino di Villa Filiani, alla presenza dell’autore. La mostra sarà visitabile fino al 13 agosto e si concluderà con un finissage alle 20 con la performance “VeroNero” di Pietro Pisano.
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