Sant’Angelo DiVino, tutto pronto per l’edizione 2025

L’essenza del vino tra le piazze di un borgo senza tempo: nell’entroterra maceratese di Sant’Angelo in Pontano, sabato 9 agosto, la terza edizione di un evento che rappresenta un viaggio sensoriale
C’è un angolo d’Italia dove il vino non è semplicemente bevanda, ma memoria liquida, gesto antico, emozione da assaporare con lentezza. Questo luogo ha un nome melodioso e segreto: Sant’Angelo in Pontano, borgo marchigiano sospeso tra il cielo dei Sibillini e le radici profonde della sua terra. Ed è qui, tra selciati medievali, scorci silenziosi e tramonti che accarezzano i campanili, che sabato 9 agosto 2025, dalle 18.00 a notte fonda, torna Sant’Angelo DiVino – Non un evento, ma un invito alla bellezza. Alla sua terza edizione, Sant’Angelo DiVino si conferma come una delle manifestazioni più raffinate del panorama enoturistico italiano, capace di fondere territorio, vino e cultura in un’esperienza immersiva e multisensoriale. Il vino qui non è solo degustato, ma raccontato, vissuto, condiviso. È complice silenzioso di storie, di incontri, di scoperte. Un viaggio sensoriale nel cuore delle Marche. Il borgo, che si distende tra le colline maceratesi, sarà teatro di una vera e propria celebrazione dell’arte enologica marchigiana. Non una semplice rassegna di etichette, ma un percorso emozionale tra i vignaioli, autentici custodi della terra e dei suoi ritmi. Ogni calice versato sarà un frammento di identità, ogni sorso un ritorno alle origini. Tra i protagonisti dell’edizione alle porte spiccano nomi come la Coppacchioli Tattini con il suo Vissanello, rara gemma dell’Appennino riscoperta e valorizzata; la Cantina Bastianelli, interprete fine del confine enologico tra Fermo e Macerata; la Fattoria Colmone della Marca, custode di un’eredità vinicola che affonda nel Quattrocento; e ancora il biologico etico del Poderesabbioni, il respiro green della Lumavite e la magia contadina del vino cotto di Loro Piceno, custodito con devozione dalle aziende Taccari Alberto con Il Leprotto e Caonà. La notte dei sensi: musica, cultura e blind tasting. Ad arricchire la serata, musica dal vivo, performance artistiche, street food locale e momenti culturali dedicati alla storia millenaria del vino. Per i più appassionati, l’attesissima degustazione alla cieca, per una pratica che spoglia il vino delle sue etichette e lo affida solo ai sensi. È un esercizio di ascolto, che permette di riscoprire il vino per ciò che è: profumo, corpo, vibrazione. Guidati da esperti come il sommelier Luca Mezzabotta, i partecipanti si avventureranno in un’esperienza sensoriale unica, dove il palato si fa bussola e il cuore complice. Un borgo da assaporare come un grande vino. Ma il vero protagonista resta Sant’Angelo in Pontano, con le sue pietre cariche di storia, le piazze accoglienti, l’aria che sa di vite e la luce del crepuscolo che sembra disegnata per il brindisi perfetto. “Questo evento è l’anima del nostro paese – dichiarano il sindaco Vanda Broglia, il vice sindaco Luca Bonfranceschi e l’assessore Marusca Torresi –. Non è solo un’occasione per gustare buon vino, ma un invito a rallentare, a lasciarsi emozionare, a riscoprire il senso autentico dell’ospitalità marchigiana”. Si inizia con Dj Dok e il suo set pulsante in Piazza Mazzini, capace di fondere le radici della club culture con nuove sonorità elettroniche. Le vie del borgo si animano poi con performance diffuse: l’Orchestrina Grand Tour narra la canzone italiana con eleganza teatrale, mentre Mandy & Adri intrecciano soul e R&B in un dialogo intimo con il pubblico. Voices and Guitar Sounds scavano tra le pieghe della memoria musicale con raffinate cover, mentre i Bucket Acoustic Trio accendono l’energia collettiva con un ritmo da grande festa. Il gran finale, dedicato alla storia del rock inglese, si svolge nuovamente in Piazza Mazzini. Gli Hop Frog evocano la spiritualità dei Led Zeppelin, seguiti dagli In Rock (ex Bloodsuckers) in omaggio ai Deep Purple, fino ai Livello 80 che celebrano il pop britannico degli anni ’80, da Spandau Ballet a Duran Duran, con una carica nostalgica e danzante. A completare il quadro, la presenza della giovane narratrice digitale marchigiana come Francesca Ferrini, che con il suo profilo Douyin (TikTok Cina) porterà l’atmosfera di Sant’Angelo DiVino fino in Oriente, raccontando al pubblico cinese il fascino del vino, della musica e della vita di borgo. Sant’Angelo DiVino 2025 non è una sagra, non è un concerto. È un racconto sensoriale cucito su misura tra vigne, note e desideri. È il calice che parla. È il borgo che canta. È la festa che resta.
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