Sanità, Giuliano (UGL): “Il burnout non può continuare a logorare chi cura”

Roma – «I numeri sul burnout dei professionisti sanitari fotografano una situazione che non può più essere derubricata a disagio individuale. Siamo davanti a una vera emergenza del Servizio sanitario nazionale, che rischia di compromettere non soltanto la salute di medici e operatori sanitari, ma anche la qualità e la sicurezza delle cure».
Lo dichiara Gianluca Giuliano, segretario nazionale UGL Salute, commentando i dati riportati da un recente approfondimento di Alley Oop – Il Sole 24 Ore sul burnout e sul divario di genere nella sanità.
«Secondo i dati citati – prosegue Giuliano – un professionista sanitario su tre in Europa presenta sintomi di depressione o ansia e uno su dieci ha avuto pensieri suicidari. In Italia, inoltre, il 52% dei medici dichiara di essere in burnout. Sono numeri che impongono una risposta immediata e strutturale».
«Non possiamo pensare di affrontare questa emergenza invitando semplicemente i lavoratori a essere più resilienti. Il burnout è strettamente legato alle condizioni di lavoro: organici insufficienti, turni prolungati, carichi eccessivi, aggressioni, pressione burocratica e difficoltà nella conciliazione tra vita professionale e privata. In Italia, secondo i dati riportati, mancano circa 30mila medici e 60mila infermieri per molti professionisti l'orario di lavoro supera le 60 ore settimanali».
«Il dato più preoccupante – sottolinea il segretario nazionale UGL Salute – è che questa situazione ha ricadute dirette anche sui cittadini. Il burnout può aumentare fino al 57% la probabilità di errore. Quando chi deve curare è sottoposto a una pressione insostenibile, a essere messa a rischio è l'intera tenuta del sistema sanitario».
La differenza di genere aggrava una situazione già critica
«È necessario – sottolinea Giuliano – guardare anche alla dimensione del fenomeno. Oltre il 56% degli iscritti alle facoltà di Medicina è donna e quasi il 70% del personale del Servizio sanitario nazionale è costituito da donne, ma soltanto il 19% ricopre una direzione di struttura complessa. Una distanza che dimostra quanto ancora sia necessario lavorare per garantire pari opportunità e valorizzazione delle competenze».
«Le donne nel settore sanitario – continua Giuliano – sono inoltre esposte a una quota particolarmente elevata di aggressioni: subiscono circa i due terzi delle aggressioni rivolte al personale sanitario. Sul fronte delle molestie sessuali, l'indagine citata evidenzia una percentuale del 30% tra le donne, contro il 4% tra gli uomini».
«A questo si aggiunge il peso del lavoro di cura familiare, che continua a gravare in misura significativa sulle donne. Per molte professioniste, quindi, lo stress prodotto da turni e responsabilità cliniche si somma a quello derivante dalle responsabilità familiari. È una doppia esposizione che il sistema non può più ignorare».
“Servono assunzioni, organizzazione e tutela del personale”
«Come UGL Salute – conclude Giuliano – chiediamo che il contrasto al burnout diventi una priorità nelle politiche sanitarie e contrattuali. Serve una programmazione seria del fabbisogno di personale, una revisione dei carichi e degli orari di lavoro, maggiore sicurezza nei luoghi di cura e strumenti concreti per favorire la conciliazione tra vita e lavoro».
«Non basta celebrare ogni giorno il valore dei nostri professionisti sanitari: bisogna creare le condizioni perché possano svolgere il proprio lavoro senza essere logorati da un sistema in sofferenza. Il SSN non può continuare a chiedere sacrifici infiniti a chi lo tiene in piedi. Difendere la salute di chi cura significa difendere la salute dei cittadini e il futuro della sanità pubblica».
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