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SANITÀ, AMELI (PD): «NEL 2021 LE MARCHE ERANO SESTE, OGGI SONO UNDICESIME. CINQUE POSIZIONI PERSE IN POCHISSIMI ANNI»

Il Segretario provinciale PD: «Il peggior calo registrato nell’ultimo anno. E nelle statistiche sulle liste d’attesa non compare chi non riesce nemmeno a prenotare»

Amministratore25 settembre 2026 alle 12:33

Ascoli Piceno - Nel 2021 le Marche occupavano il sesto posto in Italia nella classifica elaborata dalla Fondazione GIMBE sui Livelli essenziali di assistenza. Nel 2022 sono scese all’ottavo posto, posizione confermata nel 2023. Con gli ultimi dati disponibili, relativi al 2024, sono precipitate addirittura all’undicesimo posto.

A evidenziarlo è Francesco Ameli, segretario provinciale del Partito Democratico commentando la nuova analisi della Fondazione GIMBE basata sul monitoraggio del Ministero della Salute.

«In tre anni le Marche hanno perso cinque posizioni – afferma Ameli –. Non siamo davanti a un inciampo isolato o a una normale oscillazione annuale. È una progressiva perdita di terreno che dovrebbe preoccupare profondamente la Giunta regionale, perché tale scivolamento è frutto della sua azione politica. E Acquaroli non può continuare a far finta di nulla, perché a rimetterci in qualità sono i cittadini e gli operatori sanitari».

Il punteggio complessivo delle Marche è passato dai 257,9 punti del 2021 ai 243,2 del 2022. Nel 2024 è sceso a 237 punti su 300. Il calo di 11 punti registrato nell’ultimo anno è il peggiore tra tutte le Regioni e Province autonome.

"La situazione più critica" commenta Ameli "riguarda la prevenzione collettiva e la sanità pubblica, dove le Marche passano da 74 a 65 punti e si collocano al diciottesimo posto su 21. Peggiora anche l’assistenza ospedaliera, che scende da 91 a 87 punti. L’assistenza distrettuale arriva a 85 punti, ma il miglioramento non è sufficiente a fermare l’arretramento complessivo."

«Scendiamo proprio nel settore che dovrebbe intervenire prima che le persone si ammalino – sottolinea il capogruppo PD –. Meno prevenzione significa diagnosi più tardive, maggiore pressione sugli ospedali e costi umani ed economici più alti per le famiglie».

A questo quadro si aggiunge il problema delle liste d’attesa. Secondo i dati AGENAS riferiti alle prenotazioni registrate nelle Marche nel primo semestre 2026, i tempi sarebbero rispettati nel 94,5% delle prime visite e nel 92,4% degli esami diagnostici.

«Queste percentuali raccontano soltanto quello che accade dopo che una prenotazione è stata effettuata – osserva Ameli –. Non raccontano le telefonate al CUP concluse senza un appuntamento, le agende chiuse o chi si sente dire di richiamare dopo settimane. Se una persona non riesce nemmeno a prenotare, non entra nella lista d’attesa e non compare nelle statistiche. Il bisogno esiste, la prescrizione esiste, il cittadino esiste. È l’appuntamento che non esiste».

Ameli chiede quindi alla Regione Marche e alle AST di introdurre una presa in carico effettiva di ogni prescrizione, registrando anche le richieste alle quali non viene assegnata una data.

«La Regione deve pubblicare anche il numero delle prestazioni rimaste senza appuntamento, suddivise per territorio e tipologia. Deve garantire l’apertura delle agende e richiamare il cittadino quando la disponibilità non è immediata. Non si può lasciare come unica alternativa quella di pagare una visita privata».