San Benedetto ha celebrato il Giorno del Ricordo

San Benedetto - L’Amministrazione comunale di San Benedetto del Tronto ha celebrato con due iniziative il Giorno del Ricordo, istituito nella giornata del 10 febbraio con la legge n. 92 del 30 marzo 2004 al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale.
Nella mattinata del 9 febbraio l’Auditorium comunale ha accolto la scrittrice Diana Bosnjak Monai che, davanti alle autorità cittadine e a rappresentanze delle scuole superiori cittadine, ha descritto la sua esperienza di donna nata a Sarajevo in una famiglia multietnica e multiculturale e di profuga delle guerre balcaniche che ha vissuto in Croazia e Slovenia prima di approdare a Trieste. Nella mattinata di martedì 10 febbraio si è invece svolta la commemorazione ufficiale nel giardino antistante il palazzo municipale dove si erge una targa che ricorda “gli italiani dell'Istria, di Fiume della Dalmazia, barbaramente assassinati nelle foibe ed annegati nell'Adriatico, e di quelli sopravvissuti, esuli in patria”. Dopo la benedizione impartita da Don Patrizio Spina, vicario della Diocesi, la Commissaria del Comune Rita Stentella ha preso la parola: “L’esodo forzato delle popolazione Giuliano-Dalmata – ha detto nel suo intervento- è una pagina della storia che ha visto gli italiani vivere sulla loro pelle l’infamia della deportazione e la crudeltà della persecuzione. Noi siamo figli di un’Europa che, in questi decenni, si è spesa per ricucire le spaccature scaturite dal conflitto mondiale promuovendo la cooperazione tra le nazioni e l’amicizia tra i popoli. Ora che questo spirito di riconciliazione sembra nuovamente messo in discussione in modo tumultuoso, credo sia invece il momento in cui l’Europa unita recuperi appieno lo scopo per cui è nata e riaffermi in ambito mondiale i suoi principi: il rispetto della dignità umana, la libertà, la democrazia, l'uguaglianza, lo Stato di diritto e il rispetto dei diritti umani, inclusi quelli delle minoranze, promuovendo una società basata su pluralismo, tolleranza, giustizia, solidarietà e non discriminazione. E nel segno di questi valori che noi oggi preserviamo la memoria delle tragedie del passato, affinché siano di monito per non doverle rivivere”. E’ poi intervenuta Fiorenza Angelucci, rappresentante di quelle famiglie che hanno dovuto abbandonare le loro terre al confine nord orientale nell’immediato dopoguerra, che ha ricordato la sua esperienza terribile, i lutti patiti in gioventù, ha descritto la devastazione subita dalla città di Zara.
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