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PD SAN BENEDETTO - COMMISSIONE URBANISTICA: SCELTA POLITICA PER TUTELARE IL PARTITO

Amministratore10 settembre 2026 alle 12:30

San Benedetto del Tronto - La conferenza stampa dei consiglieri Fabio Urbinati e Margherita Sorge rende necessari alcuni chiarimenti per ristabilire la corretta ricostruzione dei fatti e delle responsabilità politiche.

La decisione relativa alla surroga nella Commissione Urbanistica non è stata presa in autonomia dal capogruppo Zappasodi, che ha agito su indicazione del Partito Democratico e del sottoscritto. Ha dato seguito a una valutazione politica della segreteria, che rappresenta il partito nel suo complesso e ha il dovere di intervenire quando ritiene necessario preservarne la coerenza e l’unità.

L’indicazione del partito, della quale Fabio Urbinati era ed è a conoscenza, è quella di Aurora Bottiglieri come presidente della commissione, soluzione condivisa dal segretario, dal capogruppo e dalla stessa consigliera Bottiglieri.

Trovo quindi fuori luogo trasformare la vicenda in una gara su chi abbia maggiore esperienza politica o amministrativa. Nessuno mette in discussione l’esperienza di Urbinati. Il punto è un altro: esiste un partito, esistono organismi e responsabilità politiche, e le indicazioni del PD devono essere rispettate, come è avvenuto per l’elezione di Margherita Sorge a vice Presidente del Consiglio Comunale.

Quanto alla svanita fiducia nei confronti del capogruppo, è evidente che non si tratta di una novità: Urbinati e Sorge non si erano espressi a favore della nomina di Zappasodi già al momento della sua indicazione. Quindi la conferenza stampa di oggi produce clamore, ma non cambia gli equilibri né la legittimità del ruolo del capogruppo.

Inoltre le valutazioni compiute sono necessariamente collegate ai comportamenti politici delle ultime settimane.

Il percorso seguito è stato trasparente e coerente, soprattutto se si considerano le iniziative individuali non concordate, come la richiesta di voti a destra e a manca per sé stessi (come denunciato pubblicamente da altri esponenti politici), comportamenti non rispondenti alla linea politica del Partito Democratico. La priorità, per noi, resta la salvaguardia dell’unità del PD e del percorso politico della coalizione costruito negli ultimi mesi ed anni. E se si intraprendono strade solitarie, bisogna fermarle per riportarle nell’alveo della collegialità.

L’unità e il rispetto non possono essere esclusivamente predicati, come fatto nella lettera ai vertici nazionali e regionali scritta da alcuni amministratori locali e sottoscritta da Agostini, Sorge ed Urbinati , e subito dopo smentiti nei fatti attraverso conferenze stampa, iniziative autonome o scelte costruite fuori dai luoghi del partito. Queste modalità non fanno bene al PD e non aiutano il centrosinistra, soprattutto dopo una campagna elettorale nella quale abbiamo lavorato per ricostruire con fatica un campo unitario, che oggi abbiamo il dovere di preservare e allargare.

Mi dispiace inoltre che alcune iniziative arrivino dopo la scelta di non partecipare alla Festa de L’Unità, quasi come se potessero esistere mondi separati all’interno dello stesso partito. Io continuo invece a pensare che le differenze siano legittime, ma debbano essere affrontate dentro una comunità politica, con confronto, rispetto e lealtà.

Fabio Urbinati e Margherita Sorge hanno scelto infatti di non partecipare alla Festa de L’Unità, un appuntamento importante per l’organizzazione del partito e per l’intera comunità democratica di San Benedetto, e hanno scelto di non partecipare neanche all’iniziativa nella quale erano stati invitati a parlare del lavoro svolto in questi mesi in Consiglio comunale.

Assenza, come comunicato dagli stessi consiglieri, motivata non da impedimenti personali, bensì da ragioni dichiaratamente politiche e dalla volontà di disconoscere il percorso organizzato dal partito.

Per questo trovo contraddittorio rivendicare l’autonomia del gruppo consiliare quando, nel momento in cui si ha l’occasione di confrontarsi con iscritti ed elettori, si sceglie consapevolmente di non esserci.

L’autonomia del gruppo consiliare deve essere rispettata, ma questo non significa separazione dal partito o libertà di assumere iniziative senza alcun confronto con la segreteria e con gli organismi dirigenti.

Abbiamo già visto al Piceno Consind cosa accade quando pezzi di livelli istituzionali del centrosinistra scelgono percorsi autonomi e accordi con la destra per affossare una proposta del proprio campo, quasi per dimostrare di essere più furbi degli altri. Non potevamo permetterci di ripetere lo stesso schema suicida per un posto al sole.

Come segretario ho quindi ritenuto opportuno chiedere questo cambiamento non per dividere ulteriormente il Partito Democratico, ma esattamente per la ragione opposta: evitare che certi comportamenti potessero determinare una nuova e più profonda frattura.

La mia volontà resta quella di ricomporre, non di dividere. Ma ricomporre significa anche riconoscere che un partito ha una linea politica, che i suoi organismi hanno una funzione e che nessuno può considerarsi un mondo a parte. Spero che dopo questo chiarimento, si possa parlare dei problemi della città.

Marco Giobbi