Oltre il riconoscimento Unesco: la rete come futuro dei Teatri Storici delle Marche

Una tappa storica che segna l’inizio di un percorso e la messa a terra di una programmazione partita da lontano. Fondazione Marche Cultura ha collaborato attivamente al lavoro di preparazione della candidatura dei teatri storici marchigiani, che ha portato ieri al riconoscimento UNESCO del Sistema dei Teatri Condominiali all’italiana dell’Italia Centrale tra XVIII e XIX secolo.
“Un grande riconoscimento internazionale che premia una visione, sintetizzata in una parola chiave: sistema – commenta il presidente della Fondazione Marche Cultura, Andrea Agostini, insieme al Cda composto dalla vicepresidente Francesca Filauri, dai consiglieri Alessandro Bettini e Marta Paraventi – Non vince un elenco di teatri, ma un sistema culturale, che racconta l’identità di un territorio, un patrimonio diffuso che diventa progetto condiviso. Proprio per questo, sarebbe miope, oggi, ragionare sulle strutture che hanno ottenuto questo riconoscimento e quelle rimaste fuori. La ridefinizione del numero dei teatri candidati non ha ridotto l’orizzonte del progetto. I teatri riconosciuti diventano i rappresentanti più autorevoli di una rete diffusa e capillare e il veicolo di una strategia di valorizzazione che interessa l’intera regione”.
La Fondazione Marche Cultura ha rappresentato, su incarico della Regione Marche, il braccio operativo che ha messo in relazione persone e territori, con l’obiettivo di costruire un’identità condivisa. Sono state elaborate campagne di comunicazione coordinate, progetti editoriali, storytelling digitale, un catalogo video fotografico dei teatri.
Tra Settecento e Ottocento le comunità marchigiane decisero di unire risorse, competenze e responsabilità per costruire quelle che venivano definite le "piazze coperte" delle città. Come i teatri nacquero grazie alla partecipazione delle comunità e alla capacità di lavorare insieme, quello spirito torna in una forma rinnovata, nella costruzione di una rete e di una voce comune.
“La nostra regione ha ora un secondo patrimonio iscritto ai siti Unesco dopo il centro storico di Urbino, inserito nel 1998 – continua il presidente Agostini – Un riconoscimento di respiro collettivo, di cui va dato merito al Ministro della cultura Alessandro Giuli, al presidente Francesco Acquaroli, all’on. Giorgia Latini per la brillante intuizione che ha dato il via al percorso, all’eccellente lavoro svolto dalla dirigente della Regione Marche Daniela Tisi. Per la nostra struttura un grazie particolare a Daisy De Nardis, che estendo a tutti i nostri dipendenti e collaboratori. Non un traguardo, ma una partenza che dà ulteriore slancio ad una stagione straordinaria per la cultura marchigiana. Si pensi ad Ancona Capitale italiana della cultura 2028, alla recente scoperta della Basilica di Vitruvio a Fano, al fermento senza precedenti nelle produzioni cinematografiche, a Cingoli premiata come Borgo dei Borghi 2026 e l’elenco potrebbe proseguire a lungo. Tutti segnali di una Regione che mai come oggi è protagonista nel panorama culturale italiano”.
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