Nota stampa dell'Ing. Giuseppe Fiscaletti

Per i primi interventi sull’ecomostro, così si legge, l’Amministrazione Comunale ha assunto un impegno di spesa di 200.000 euro, al quale si aggiungerà quello assunto dal Consiglio Regionale riunitosi il 27/09/2026, che immaginiamo per il completamento dell’opera.
Sembra più l’impegno su una vaga idea di spesa che il risultato di una pianificazione contabilizzata.
La notizia è sicuramente confortante, perlomeno nell’impegno, ma decisamente “spensierata “se si volesse cercare sia un riscontro pianificato sulla rimozione totale dei rischi per la salute, sia la formula che garantisca il recupero della spesa dal soggetto privato che è la causa del danno.
Dopo un’attesa di tre anni è lecito, quantomeno, chiedersi quale sia lo stato di avanzamento delle attività da ultimo “ordinate” (Ord. Comm. STR. Del 20/03/2026) per la rimozione del rischio alla salute pubblica.
Il rischio più significativo è la permanenza nel fabbricato di materiali contenenti sostanze altamente pericolose per la salute pubblica.
A seguito dell’indagine sul materiale inquinante rinvenuto nella pancia dell’ecomostro, contenente amianto, crisolito, tremolite, amosite e altro, l’AST (Azienda Sanitaria Territoriale) informava e avvertiva (in sintesi): ” ….Le risultanze analitiche e tecniche conseguenti alle attività di indagini restituiscono una condizione di allarme riconducibile al cosiddetto “inquinamento graduale“ che non limita la sua azione agli esiti di un evento improvviso e casuale, ma si estende all’eventualità che il fattore inquinante venga rilasciato nel corso del tempo in area densamente popolata….”. ” Altresì è da scongiurare l’eventualità del possibile crollo strutturale dell’edificio poiché si configurerebbe l’ipotesi di “disastro ambientale”, l’amianto presente si disperderebbe in atmosfera in quantità rilevanti e…. l’assenza o l’inefficacia di interventi di contenimento alla esposizione della collettività o nel ritardo della bonifica del sito stesso può esporre l’ente tenuto alla salvaguardia della salute della popolazione alla imputazione di colpa omissiva per le conseguenze di danno ……. ferma restando……, la responsabilità morale e deontologica che grava sull’organo di vigilanza …. Si consideri inoltre che l’allarme sociale determinato dall’inquinamento ambientale e dal rischio al quale è indistintamente esposta la collettività generano un danno morale soggettivo laddove risulti identificabile un timore e un perturbamento sociale per gli abitanti esposti “.
Con i rischi ambientali rilevati dopo l’ispezione, descritti dall’AST in maniera molto severa con addirittura un monito alle istituzioni, ogni indugio diventerebbe una responsabilità per l’Amministrazione Comunale qualora non si sostituisse, in danno, ad un soggetto privato insolvente.
Sostituzione in danno, per insolvenza del privato, significa che debba essere l’A.C., a sue spese, a porre in essere quanto necessario per rimuovere i rischi per la tutela della salute pubblica e che, al soggetto proprietario dell’ecomostro, venga poi imputato l’impegno finanziario sostenuto con risorse pubbliche.
Un soggetto privato così privo di senso civico non lo troveremo di certo disponibile a restituire quella ingente somma impegnata, per sue responsabilità, dalla pubblica amministrazione.
Dovesse poi rendersi necessaria la demolizione dell’edificio per il suo livello di degrado, da non escludersi in assenza di una vera “certificazione di idoneità statica” come richiesta con la prima ordinanza nel 2023, allora servirebbero ben altre risorse pubbliche, al punto da rendere estremamente complessa la risoluzione in danno col privato.
Se ci sono voluti tre anni di ordinanze per arrivare a scoperchiare il Vaso di Pandora, mi vengono seri dubbi sulla capacità di esprimere le necessarie competenze su un tema complesso, dove ai rischi significativi per la salute pubblica si sommano anche quelli “erariali”. Perché non finisca con un “intanto facciamo poi vediamo”.
Ing. Giuseppe Fiscaletti
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