Mosaico rubato in guerra e assegnato a Pompei torna nelle Marche

Un mosaico con scena erotica trafugato da un ufficiale della Wehrmacht durante la Seconda guerra mondiale e restituito all'Italia nel luglio 2025 non proviene da Pompei, come si credeva, ma da una villa romana di Rocca di Morro, frazione di Folignano, alla quale verrà restituito.
Lo rivelano le ricerche pubblicate sull'e-journal del Parco archeologico di Pompei, in Campania. La storia del reperto è intricata: un capitano tedesco lo portò in Germania dopo esserne venuto in possesso durante le operazioni logistiche militari in Italia nel 1943-44, donandolo a un amico. Gli eredi hanno poi deciso di restituirlo allo Stato italiano. In assenza di dati sulla provenienza, il ministero della Cultura lo aveva assegnato a Pompei, dove stile e tecnica sembravano rimandare all'area vesuviana. La svolta è arrivata grazie a un incontro fortuito: durante la presentazione del 2025, l'archeologa marchigiana Giulia D'Angelo ha riconosciuto il mosaico, ricollegandolo a una villa romana documentata già alla fine del Settecento. Le analisi archeometriche dell'Università del Sannio hanno confermato che si tratta di una produzione laziale commercializzata a livello sovraregionale. A corroborare la tesi, un taccuino manoscritto del pittore e archeologo ascolano Giulio Gabrielli (1832-1910), conservato nella Biblioteca comunale di Ascoli Piceno, che lo riproduce e annota che il reperto "venisse trovato in un podere della famiglia Malaspina a Rocca di Morro". "La tutela del patrimonio culturale non si esaurisce nel recupero materiale dell'opera, ma prosegue con lo studio rigoroso e la restituzione della verità storica", dice il ministro della Cultura, Alessandro Giuli. Il sindaco di Folignano, Matteo Terrani, annuncia una visita a Pompei nelle prossime settimane per incontrare il direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel, e avviare prospettive di collaborazione. Il sindaco di Ascoli Piceno, Marco Fioravanti, parla di "lieto fine" dopo una vicenda travagliata. Gabriel Zuchtriegel, direttore del Parco archeologico di Pompei, sottolinea come la ricerca abbia fatto emergere "una produzione specializzata laziale che esportava mosaici preziosi" in territori come Marche, Campania e Puglia: "una scoperta di grande interesse non solo per la storia dell'arte romana, ma anche per la storia economica del mondo romano".
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