Legge sulla montagna, CIA Marche: “Tutele anche per i 13 comuni esclusi”

ANCONA - CIA – Confederazione Italiana Agricoltori delle Marche esprime forte preoccupazione per gli effetti della nuova classificazione dei comuni montani prevista dalla Legge 131/2025, che in regione conferma 78 comuni ma ne esclude 13, con il rischio di una grave perdita di agevolazioni e sostegni fondamentali.
«Parliamo di territori che vivono le stesse difficoltà delle aree riconosciute come montane – sottolinea il presidente regionale Alessandro Taddei – come isolamento, carenza di servizi, spopolamento e fragilità economica. L’essere “in montagna” non si misura solo in metri di altitudine». I nuovi criteri di classificazione, basati sul parametro dell’altitudine media pari o superiore a 350 metri sul livello del mare, escludono otto centri del Pesarese (Colli al Metauro, Fermignano, Fossombrone, Isola del Piano, Montefelcino, Petriano, Sassocorvaro Auditore e Terre Roveresche), due dell'Ascolano (Appignano del Tronto e Castignano) e tre del Maceratese (Belforte del Chienti, Colmurano e Sant'Angelo in Pontano) che da anni affrontano condizioni di marginalità simili a quelle delle aree interne ufficialmente riconosciute. «Un criterio solo altimetrico è riduttivo – evidenzia Taddei – perché non tiene conto della realtà quotidiana delle comunità e delle imprese che presidiano questi territori». L’esclusione comporterebbe conseguenze pesanti soprattutto per il settore agricolo, con la perdita di crediti d’imposta, incentivi agli investimenti e contributi per il recupero del patrimonio agroforestale. «Per molte aziende questi strumenti rappresentano l’unica possibilità di restare sul territorio – afferma il presidente regionale –. Rinunciare alle aree interne significa rinunciare a biodiversità, tradizioni agricole e sicurezza ambientale». CIA Marche chiede alla Regione Marche di impegnarsi per includere i comuni esclusi nel Fondo per lo Sviluppo delle Montagne Italiane: “«Se la legge consente alle Regioni di intervenire – ricorda Taddei – chiediamo che anche questi 13 comuni possano continuare ad accedere alle stesse agevolazioni. Un territorio a 300 metri, con servizi carenti e collegamenti difficili, è montano nei fatti, anche se non lo è sulla carta». Per Cia Marche non si tratta di una rivendicazione localistica, ma di una questione di equità. «Se un territorio è montagna nei fatti, deve esserlo anche per la legge – ribadisce il presidente regionale –. Queste zone garantiscono presidio idrogeologico, tutela ambientale e coesione sociale, dando molto più di quanto ricevono». CIA Marche chiede inoltre una visione strategica nazionale per le aree interne, capace di sostenere le piccole comunità, i servizi essenziali, le aziende familiari e il ricambio generazionale. «Serve una politica agricola che guardi lontano – conclude Alessandro Taddei –. Nell’immediato, però, la Regione deve intervenire per evitare che questi 13 comuni perdano risorse di cui hanno assoluto bisogno». CIA Marche conferma infine la propria disponibilità a sostenere ogni iniziativa di coordinamento tra sindaci e istituzioni regionali per una revisione dei criteri e per garantire pari dignità a tutti i territori montani marchigiani.
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