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LEGGE DI BILANCIO 2027, ALI: “SERVONO INVESTIMENTI PER IL PAESE E I TERRITORI. QUESTA MANOVRA RESTA INGIUSTA E DI CORTO RESPIRO”

“Il potere d’acquisto si difende investendo nei beni comuni, non distribuendo pochi spiccioli destinati a essere divorati nell’inlflazione”. ALI presenta le schede di analisi sulla Manovra, con un approfondimento delle misure e dei loro effetti sui territori

Amministratore01 novembre 2026 alle 12:32

Roma – Le prime indicazioni sulla Legge di Bilancio 2027 restituiscono l’immagine di una manovra ingiusta, frammentata, priva di una strategia capace di affrontare in modo strutturale le principali fragilità economiche e sociali del Paese. Di fronte all’aumento del costo della vita, ai divari territoriali, alla pressione crescente sui servizi pubblici e alla necessità di sostenere gli investimenti dopo la fase straordinaria del PNRR, il Governo sceglie ancora una volta una somma di bonus, agevolazioni fiscali e misure temporanee, invece di rafforzare i beni comuni, gli investimenti della crescita e la capacità di intervento dei territori.

Una manovra da circa 26 miliardi avrebbe dovuto rappresentare l’occasione per investire sulla crescita, sui servizi e sulla qualità della vita. Si sceglie invece di distribuire benefici individuali limitati, in questo caso peraltro concentrato sui redditi più alti, destinati in molti casi a essere rapidamente assorbiti dall’aumento dei prezzi, senza intervenire sulle cause strutturali che comprimono il potere d’acquisto delle famiglie.

“È una manovra ingiusta, che guarda troppo al breve periodo e troppo poco ai bisogni strutturali del Paese” – dichiara il presidente di ALI Roberto Gualtieri. – “Non si difende il potere d’acquisto distribuendo qualche euro in più che rischia di essere rapidamente assorbito dall’inflazione. Si difende il reddito delle famiglie investendo nei beni comuni e riducendo stabilmente il costo dei servizi essenziali: trasporto pubblico, scuola, welfare, sanità, casa. E soprattutto non è accettabile che scelte fiscali assunte a livello nazionale finiscano per indebolire i bilanci di Comuni e Regioni, proprio mentre ai territori viene chiesto ogni giorno di rispondere a una domanda sociale crescente”.

Dentro questo impianto, particolarmente preoccupante è l’impatto delle misure fiscali su Comuni, Province e Regioni. L’allargamento della flat tax al 15 per cento fino a 100 mila euro sottrae base imponibile alle addizionali comunali e regionali, mentre anche il riassetto dell’IRPEF può produrre effetti sulle entrate di alcuni enti territoriali.

Per ALI il principio è semplice: le politiche fiscali decise dallo Stato non possono essere finanziate riducendo le risorse degli enti locali. I ristori allo stesso tema restano opachi sia nella forma che nelle tempistiche e comunque sono uno specchietto per le allodole visto che le risorse provengono dalla spending review dei ministeri che si riversa sui servizi, dai tagli delle precedenti manovre agli enti territoriali tuttora in vigore e dalla mancata restituzione agli enti locali dell’aumento delle entrate fiscali dovuto all’inflazione che invece colpisce gli enti sul lato delle uscite.

“Su questo punto – prosegue Gualtieri – chiediamo al Governo una garanzia molto chiara: ogni minore entrata determinata dalle modifiche fiscali nazionali deve essere compensata integralmente, automaticamente e in tempi compatibili con la programmazione finanziaria degli enti. I Comuni non possono approvare i bilanci sulla base di ristori eventuali o di fondi dei quali non si conoscono ancora né la consistenza né i tempi di erogazione”.

Serve inoltre massima trasparenza sul rapporto tra i ristori alle Regioni e le risorse annunciate per la sanità. Le compensazioni per le minori entrate fiscali devono essere aggiuntive e separate dal finanziamento del Servizio sanitario nazionale. In caso contrario, l’incremento annunciato per la sanità risulterebbe ancora più insufficiente.

A tutto questo si aggiunge una nuova spending review dei Ministeri, mentre continuano a produrre effetti i tagli già disposti negli anni precedenti su Comuni, Province e Città metropolitane. Ridurre le risorse delle amministrazioni centrali significa spesso trasferire ulteriore pressione sui territori: meno fondi per cultura, casa, scuola, politiche sociali e servizi producono inevitabilmente una maggiore domanda rivolta ai Comuni.

Nel frattempo, gli enti territoriali continuano a sostenere costi crescenti per contratti di servizio, energia, manutenzioni, personale e gestione delle infrastrutture, senza disporre di entrate capaci di adeguarsi allo stesso ritmo. Mentre lo Stato beneficia dell’aumento nominale delle basi imponibili e del fiscal drag, non emerge un meccanismo strutturale che restituisca ai territori una parte di queste maggiori entrate.

ALI indica da tempo una strada diversa: un grande piano per il trasporto pubblico locale, un piano per la casa, un piano nazionale per l’adattamento climatico delle città, politiche strutturali per le aree interne e il pieno finanziamento dei LEP. Investire sui beni comuni significa incidere davvero sul costo della vita, ridurre le disuguaglianze e garantire servizi migliori.

“La vera alternativa – conclude Gualtieri – è passare dalla logica dei bonus alla logica degli investimenti. Un trasporto pubblico migliore e meno costoso, alloggi più accessibili, città più resilienti alla crisi climatica, servizi garantiti nelle aree interne, LEP pienamente finanziati: sono queste le politiche che migliorano concretamente la vita delle persone e rafforzano la coesione del Paese. La Legge di Bilancio deve cambiare direzione nel corso dell’esame parlamentare”.

ALI chiede quindi la tutela integrale delle entrate di Comuni e Regioni, ristori automatici e tempestivi, nessun nuovo taglio agli enti territoriali e un deciso spostamento delle risorse verso investimenti e servizi.

Il Paese non ha bisogno di una manovra di breve respiro, ma di una politica economica capace di rafforzare città, territori e comunità e di investire sul futuro.

Consulta l’analisi completa di ALI sulla Legge di Bilancio 2027.