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Lavoro, Uil Marche: “Dati positivi solo in apparenza, il mercato è in sofferenza”

Amministratore18 settembre 2026 alle 13:56


Aumenta il tasso di occupazione nelle Marche ma c’è poco da gioire visto che il dato nasce dalla diminuzione costante della popolazione in età lavorativa. “Non si può parlare di mercato del lavoro in salute – analizza l’Ufficio studi della Uil Marche alla lettura dei dati relativi al secondo trimestre 2026 – perché il numero degli occupati effettivi è sceso, in controtendenza rispetto a tutto il Centro Italia, mantenendo elementi di forte debolezza”. Nelle Marche, infatti, gli occupati sono circa 651 mila, con una flessione di circa 3 mila unità rispetto allo stesso periodo del 2025 (-0,4%). 

“Non bisogna guardare soltanto agli indicatori percentuali – evidenzia Claudia Mazzucchelli, segretaria generale della Uil Marche - ma alla qualità e alla quantità reale del lavoro prodotto nella nostra regione. Un elemento significativo arriva dalla composizione delle nuove assunzioni. Il lavoro temporaneo continua ad avere un peso enorme e questo significa maggiore difficoltà per i lavoratori, soprattutto per i più giovani, nel programmare la propria vita, costruire una famiglia, accedere a una casa e scegliere di restare nelle Marche. La precarietà del lavoro finisce così per alimentare anche la crisi demografica”. 

Tra gennaio e aprile 2026, su 68.907 nuovi rapporti di lavoro, 26.924 sono a termine, 14.882 intermittenti e 9.538 in somministrazione. Le assunzioni a tempo indeterminato sono solamente 8.443, mentre 5.944 riguardano rapporti stagionali e 3.176 contratti di apprendistato.

A preoccupare sono soprattutto alcuni settori strategici. L’industria perde circa 5 mila occupati, il 2,6%, mentre nelle costruzioni la diminuzione arriva a 7 mila unità, con un pesante -17%. In calo anche commercio, alberghi e ristorazione, -4,4%. Crescono invece gli altri servizi, con 12 mila occupati in più, e l’agricoltura, che registra un incremento di circa 3 mila unità. 

“La sofferenza dell’industria e delle costruzioni non può essere sottovalutata  – denuncia la segretaria Mazzucchelli - perché parliamo di comparti decisivi per la tenuta produttiva e occupazionale delle Marche.  Serve una politica industriale regionale capace di accompagnare le trasformazioni, sostenere gli investimenti, difendere le professionalità e creare lavoro stabile e qualificato. Ma è soprattutto sul fronte dell’occupazione femminile che emergono le maggiori criticità”. 

Secondo i dati nel giro di un anno gli uomini occupati aumentano di circa 11 mila unità, mentre le lavoratrici diminuiscono di 13 mila, pari al -4,4%. Il tasso di occupazione femminile scende così dal 62,8% al 61,4%, mentre quello maschile raggiunge il 74,1%. La distanza emerge anche nell’inattività: tra gli uomini gli inattivi diminuiscono di 12 mila unità, mentre tra le donne aumentano di 13 mila, +8,9%. Particolarmente significativo l’aumento delle donne appartenenti alle cosiddette “forze di lavoro potenziali”, che passano da 14 mila a 24 mila, con un incremento del 76%. Scende invece la disoccupazione complessiva: i disoccupati passano da 41 mila a 33 mila, -19,2%, e il relativo tasso cala dal 5,9% al 4,9%. Ma nello stesso periodo le forze di lavoro potenziali nelle Marche aumentano da 28 mila a 41 mila, +46,1%, mentre il tasso di inattività sale leggermente al 28,6%. 

“La riduzione della disoccupazione è certamente un elemento positivo, ma va letta insieme all’aumento di chi resta ai margini del mercato del lavoro. La vera sfida per le Marche – conclude la segretaria Mazzucchelli - è aumentare la partecipazione, a partire dalle donne e dai giovani e creare condizioni affinché lavorare significhi poter costruire qui il proprio futuro. Servono investimenti nei servizi, nel welfare, nella formazione, nelle politiche di conciliazione tra tempi di vita e di lavoro e soprattutto un sistema produttivo capace di offrire occupazione stabile, sicura e adeguatamente retribuita. Solo così gli indicatori statistici potranno trasformarsi in crescita reale e qualità della vita. Non possiamo rassegnarci al declino demografico. Dobbiamo creare le condizioni affinché più giovani possano restare nelle Marche, più donne possano entrare e rimanere nel mercato del lavoro e le famiglie possano scegliere di costruire qui il proprio futuro. Il lavoro deve tornare a essere un fattore di sicurezza, autonomia e dignità”.