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Lavoro, PD: “Dieci anni di immobilismo hanno impoverito San Benedetto. Serve rottura netta con il passato”

Editor15 maggio 2026 alle 11:51

Marco Giobbi, a margine dell’incontro “Agenda per San Benedetto” promosso dalla CGIL di Ascoli Piceno, “Subito un Patto per il Lavoro con imprese e sindacati, agevolazioni per le imprese che garantiscono contratti dignitosi e rilancio del porto. Peccato non avere avuto modo di ascoltare il punto di vista del candidato del centrodestra Mozzoni”.
“Negli ultimi dieci anni San Benedetto è stata amministrata senza una reale politica sul lavoro”. Il segretario del Partito Democratico Marco Giobbi boccia le amministrazioni Piunti e Spazzafumo e rilancia la centralità del lavoro nella proposta di governo della coalizione che sostiene Giorgio Fede sindaco. “Mentre ci raccontavano che si poteva vivere di solo turismo, i giovani se ne andavano, le professionalità sparivano, il porto veniva lasciato senza una strategia e il lavoro diventava sempre più povero e precario”.
Secondo il PD sambenedettese, la situazione attuale è il risultato di un declino costruito nel tempo e aggravato negli ultimi dieci anni da amministrazioni “inermi, senza capacità di programmazione e troppo spesso ferme alla gestione ordinaria”.
“Nelle Marche abbiamo perso 50 mila giovani tra i 20 e i 40 anni in dieci anni. Nella nostra provincia 20 mila in vent’anni. E il problema non è soltanto salariale: le persone vanno via perché qui non trovano prospettive, innovazione, crescita professionale e lavoro qualificato”.
“Il dramma - prosegue Giobbi - è che San Benedetto ha smesso di produrre opportunità. Negli ultimi anni non abbiamo costruito un modello economico nuovo, non abbiamo investito sulle competenze, non abbiamo creato connessioni tra imprese, scuola, università e territorio. Ci siamo limitati a galleggiare”.
Anche sul PNRR la città ha perso un’occasione storica, senza una strategia capace di trasformare quelle risorse in sviluppo, innovazione e lavoro qualificato. “Il PNRR poteva rappresentare una svolta per San Benedetto - commenta Giobbi - Invece è stato affrontato senza visione strategica. Abbiamo perso tempo prezioso e occasioni importanti per creare lavoro qualificato, innovazione e nuove opportunità per i giovani”.
Per il Partito Democratico il rilancio della città deve partire da un nuovo “Patto per il Lavoro”: un tavolo permanente tra Comune, organizzazioni sindacali e associazioni datoriali per affrontare in modo strutturale i temi dell’occupazione, della qualità del lavoro e dello sviluppo economico.
“Il Comune deve tornare a fare politica. Deve premiare le imprese che investono, che assumono regolarmente, che fanno formazione e che garantiscono diritti. Basta con chi compete abbassando salari e tutele”.
Nel programma della coalizione viene proposta l’introduzione di un marchio comunale di qualità per le aziende che applicano contratti regolari, contrastano il lavoro nero, investono in stabilizzazione e formazione dei dipendenti. A queste imprese saranno collegate agevolazioni fiscali e premialità nei rapporti con l’ente pubblico.
“Negli appalti comunali introdurremo clausole sociali vincolanti e controlli veri. Non è più accettabile che il pubblico alimenti precarietà e dumping contrattuale. Per noi il lavoro dignitoso viene prima di tutto”.
Gli stessi sono emersi anche nel corso dell’incontro dedicato all’Agenda per San Benedetto, promosso dalla CGIL di Ascoli Piceno. “Un incontro interessante e stimolante sul piano delle proposte, a cui purtroppo il candidato sindaco del centrodestra Mozzoni non ha potuto partecipare - sottolinea Giobbi - Peccato, perché sarebbe stato interessante ascoltare anche il suo punto di vista sul lavoro a San Bendetto. Mi auguro sia una casualità e non l’indice di disinteresse su questioni che dovrebbero stare a cuore a tutta la comunità”.
Una parte centrale della proposta riguarda anche il rilancio del porto, considerato dal PD uno dei grandi assenti delle politiche cittadine degli ultimi anni.
“San Benedetto ha progressivamente smesso di considerare il porto come il proprio cuore economico. È stato lasciato senza una governance forte, senza investimenti strategici e senza una visione moderna di sviluppo”.
Nel programma della coalizione il porto torna invece ad essere “motore economico e creatore di opportunità”, attraverso una governance rinnovata e una pianificazione finalmente costruita ascoltando operatori, lavoratori e imprese del settore.
“Il porto non riguarda solo la pesca. Riguarda logistica, innovazione, turismo, blue economy, lavoro qualificato e filiere produttive. Per troppi anni si è navigato a vista, arrivando persino a progettare opere senza alcuna considerazione per le esigenze reali degli operatori portuali”.
Il PD propone inoltre di collegare il rilancio del porto a nuove opportunità formative e professionali, rafforzando il rapporto con università, innovazione tecnologica e transizione ecologica.
“Vogliamo che il porto torni a essere un luogo che crea lavoro stabile e qualificato, non un simbolo di occasioni mancate. San Benedetto deve tornare ad avere ambizione. Noi siamo qui per questo: rompere il lassismo degli ultimi dieci anni e restituire alla città una prospettiva di crescita vera”.