“L’arte che cura, la cura dell’arte”, a San Benedetto del Tronto un incontro partecipato per parlare di salute mentale, fragilità e solitudine

San Benedetto del Tronto - Un auditorium ricco di giovani, professionisti e rappresentanti delle istituzioni per riflettere sul valore dell’arte nei percorsi di cura e sull’importanza di costruire relazioni capaci di contrastare la solitudine e lo stigma legato alla salute mentale. È questo il bilancio del convegno “L’arte che cura, la cura dell’arte”, svoltosi sabato 10 ottobre all’Auditorium comunale Giambattista Tebaldini di San Benedetto del Tronto, nell’ambito della rassegna “San Francesco, un’eredità di luce e valori universali”, promossa dall’associazione socio-culturale “Scintille” in occasione della Giornata mondiale della salute mentale.
L’iniziativa ha registrato una partecipazione significativa, con una presenza particolarmente importante di studenti. Hanno preso parte all’incontro le classi quarte e quinte del Liceo scientifico “B. Rosetti” e le classi dell’indirizzo Scienze umane dell’Istituto “San Giovanni Battista” di San Benedetto del Tronto. Una partecipazione che ha dato ulteriore valore alla giornata, portando al centro del confronto le nuove generazioni e il loro rapporto con il benessere psicologico, le fragilità emotive e il bisogno di relazioni autentiche.
A moderare l’incontro è stato Marco Sprecacè, giornalista, che ha accompagnato il confronto tra i relatori, favorendo il dialogo tra esperienze professionali, riflessioni scientifiche e sensibilità differenti.
Ad aprire il percorso è stata la dott.ssa Marzia Di Nicolò, dirigente medico psichiatra dello SPDC e del Dipartimento di Salute mentale dell’AST di Ascoli Piceno e referente del Centro di salute mentale, con l’intervento “Da fragilità a risorsa, il cammino virtuoso dell’arte nell’esperienza del DSM”. La relazione ha approfondito il valore dei laboratori artistici e delle attività riabilitative, capaci di offrire alle persone nuove possibilità di espressione, socializzazione e recupero della fiducia in sé stesse. In questo percorso si inserisce il lavoro della dott.ssa Mariella Marcheggiani, che ha contribuito allo sviluppo delle attività laboratoriali e alla valorizzazione dell’esperienza artistica come occasione di partecipazione, crescita e riscoperta delle proprie capacità.
Il dott. Alessandro Carano, dirigente medico psichiatra e responsabile dello SPDC dell’AST di Ascoli Piceno, ha affrontato il rapporto tra arte, neuroscienze e salute mentale con l’intervento “Arte e follia, neuroscienze oggi, connessioni che curano e
mondi paralleli”. Attraverso il dialogo tra opere artistiche, percezioni ed emozioni, ha invitato a interrogarsi sul significato di normalità e diversità, sottolineando il rischio che le etichette diventino strumenti di esclusione. L’arte può invece aiutarci a comprendere mondi interiori differenti e a riconoscere quella dimensione profondamente umana che ci accomuna.
Il dott. Marco Giri, direttore del Dipartimento di Salute mentale dell’AST di Ascoli Piceno, ha proposto una riflessione sul disagio psichico e sulle difficoltà vissute dalle nuove generazioni attraverso l’intervento “Francesco, giullare di Dio, il Santo folle che parla ai giovani”. Al centro del suo contributo la solitudine, l’ansia, la paura dell’abbandono e il paradosso di una società in cui siamo costantemente connessi, ma non sempre capaci di costruire relazioni autentiche.
Particolarmente significativa la riflessione sulla sofferenza che può nascondersi dietro la quotidianità dei ragazzi, spesso incapaci di trovare uno spazio nel quale sentirsi ascoltati e compresi. Il richiamo è stato alla responsabilità condivisa di famiglie, scuole, operatori e istituzioni nel riconoscere i segnali del disagio e offrire vicinanza prima che la sofferenza si trasformi in isolamento.
All’incontro è intervenuto anche il dott. Marco Barioglio, direttore della Psichiatria territoriale di Ascoli Piceno, contribuendo al confronto sui temi della salute mentale e dell’importanza di una rete di servizi e relazioni capace di rispondere ai bisogni delle persone. Per le istituzioni è intervenuto Pasqualino Piunti, presidente del Consiglio comunale di San Benedetto del Tronto, a testimonianza dell’attenzione verso una tematica che riguarda non soltanto i servizi sanitari, ma l’intera comunità. Il convegno si è concluso con i saluti di Donatella Lamperti presidente dell’associazione socioculturale Scintille, che ha promosso l’iniziativa nell’ambito della rassegna dedicata a San Francesco, ispirata ai valori universali della fraternità, dell’accoglienza e della vicinanza alle persone più fragili. La partecipazione degli studenti ha rappresentato uno degli aspetti più significativi della giornata. Parlare di salute mentale con i giovani significa offrire strumenti per riconoscere il disagio, superare i pregiudizi e comprendere quanto sia importante chiedere aiuto, ma anche imparare a essere presenti gli uni per gli altri.
Dal confronto è emerso un messaggio condiviso. La salute mentale non riguarda soltanto chi vive una condizione di disagio, ma interpella tutti noi. Significa contrastare lo stigma, sostenere percorsi di autonomia, valorizzare le capacità individuali e riconoscere nelle relazioni una componente fondamentale della cura. Perché non basta essere connessi per sentirsi vicini. A volte, ciò di cui abbiamo più bisogno è qualcuno che sappia guardarci davvero, ascoltarci senza giudicarci e ricordarci che non siamo soli.
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