“La Balia Asciutta – Voci intime alla Bodeguita”, venerdì 27 febbraio ci sarà Antoni O' Breskey

San Benedetto - Proseguono gli appuntamenti della nuova rassegna organizzata dal Caffè La Bodeguita in collaborazione con l’Associazione Culturale Rinascenza, con la direzione artistica di Annalisa Frontalini.
Continuano gli incontri de “La Balia Asciutta – Voci intime alla Bodeguita”, la rassegna dedicata all’ascolto intimo e condiviso organizzata dal Caffè La Bodeguita (Viale Abruzzi, 12) in collaborazione con l’Associazione Culturale Rinascenza, con la direzione artistica di Annalisa Frontalini.
Un progetto che nasce dal desiderio di ritrovare uno spazio raccolto e autentico, dove musica, poesia e letteratura possano scendere piano, come un gesto semplice e necessario. Un piccolo rifugio dalle luci morbide, in cui le parole trovano il tempo giusto per posarsi e creare vicinanza, nutrendo con l’arte chi ascolta.
Il prossimo appuntamento è in programma venerdì 27 febbraio alle ore 20, negli spazi accoglienti del Caffè La Bodeguita, che per l’occasione si farà “balia affettuosa” di voci, storie e musica, offrendo un tempo sospeso di condivisione. La serata comincerà alle ore 20 con la cena e proseguirà con il concerto che inizierà intorno alle 21,15.
Ospite della serata sarà il pianista, compositore e polistrumentista Antoni O' Breskey, accompagnato da Elio Boscaini alla chitarra flamenca, con il concerto “Nomadic Piano Project”: una musica senza confini né barriere, capace di creare un ponte suggestivo tra la tradizione classica occidentale, il jazz e le sonorità delle culture del mondo.
Antoni O’Breskey
Compositore, pianista, polistrumentista, scrittore ed esperto in pedagogia musicale, Antoni O’Breskey celebra oltre cinquant’anni di carriera, durante i quali ha saputo anticipare i tempi unendo le più diverse tradizioni musicali del mondo.
È stato tra i primi a utilizzare il pianoforte in forma creativa e improvvisativa nel flamenco e nella musica irlandese, aprendo nuove prospettive nel dialogo tra jazz e musica classica e sviluppando uno stile pianistico personale e inconfondibile.
La rivista Hot Press di Dublino lo ha definito:
«Uno dei musicisti più innovativi che abbiano mai spaziato in qualsiasi genere musicale. La sua musica senza frontiere ci dà una forte idea delle nostre radici e ci indica alcune possibili strade da percorrere nel futuro».
Il quotidiano The Irish Echo di New York ha scritto:
«Un vero visionario musicale, che non solo vede attraverso le barriere culturali, ma le attraversa. Per questo compositore, le categorie musicali di genere, secolo e nazione non comportano alcuna restrizione o limitazione alla creatività: egli riunisce tutte le epoche e le culture in un unico spazio musicale».
Anche El País, attraverso la firma di Javier Rioja, lo ha descritto come:
«Un musicista veggente che ricostruisce i resti di lontani naufragi e li trasforma in musica, gridi, silenzi. Un marinaio di terra per chi crede possibile trovare ancora tesori perduti».
Elio Boscaini “EL BOSCA”
Sin da giovane si dedica alla chitarra, accompagnando canzoni proprie e di altri autori e coltivando la tradizione della canzone popolare veneta, patrimonio culturale che contribuisce a preservare e valorizzare.
L’incontro con il flamenco nel 1991 segna una svolta decisiva nel suo percorso artistico, portandolo a specializzarsi nella chitarra da concerto. Approfondisce lo studio in Spagna con grandi maestri come Gerardo Núñez e Paco Serrano, sviluppando una solida tecnica e una profonda sensibilità espressiva.
Da oltre vent’anni svolge attività didattica e concertistica, esibendosi in spettacoli di flamenco e collaborando con artisti di fama internazionale.
Ha pubblicato i CD I miei maestri (2002) e Flamenclassic (2012), progetti nei quali fonde il repertorio flamenco con quello classico, esprimendo uno stile personale e riconoscibile.
Negli ultimi anni si dedica con particolare attenzione alla riscoperta delle antiche canzoni popolari venete, impegnandosi nella tutela e nella trasmissione di questa preziosa memoria musicale.
Nomadic Piano Project
Improvvisamente il pianoforte inizia a cantare come un’arpa, a piangere come un antico canto gaelico, a ridere come una cornamusa irlandese, a correre come un tamburo africano, a ballare come una chitarra flamenca, a dialogare come un fiddle, a gioire come un banjo, a dondolare come lo swing di una tromba jazz.
Echi di culture lontane nel tempo e nello spazio, ma profondamente vicine nelle radici comuni, scaturiscono dal pianoforte “nomade” di Antoni O’Breskey.
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