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GRANO: IL TAR CANCELLA IL MONITORAGGIO ISMEA. CIA MARCHE: "SI TO-GLIE IL TERMOMETRO INVECE DI CURARE LA FEBBRE, IL GOVERNO INTER-VENGA SUBITO"

Amministratore29 luglio 2026 alle 15:51

ANCONA - La sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio che ha annullato il monitoraggio ISMEA sui costi medi di produzione del frumento apre un vuoto che rischia di avere ripercussioni rilevanti sull'intera filiera cerealicola italiana. Con la decisione n. 13264/2026, il TAR ha accolto il ricorso presentato da Italmopa e da circa quaranta imprese del settore molitorio e pastario, ritenendo fondato un vizio procedu-rale legato alla mancata partecipazione delle aziende ricorrenti alla fase istruttoria.

Pur non entrando nel merito del metodo di rilevazione adottato da ISMEA, la sentenza sospende di fatto l'u-nico strumento pubblico e indipendente utilizzato per certificare i costi medi di produzione del grano. Una situazione che arriva nel pieno della campagna di raccolta 2026, mentre in molte aree del Paese i prezzi rico-nosciuti agli agricoltori continuano a rimanere inferiori ai costi sostenuti dalle aziende.

CIA – Agricoltori Italiani esprime forte preoccupazione per gli effetti che questa decisione potrà produrre sulla tutela dei cerealicoltori e sulla trasparenza del mercato.

"Ancora una volta chi produce paga il prezzo più alto – dichiara Alessandro Taddei, presidente di CIA – Agricoltori Italiani delle Marche –. Il monitoraggio ISMEA non fissava prezzi né imponeva vincoli contrat-tuali: si limitava a fotografare, con metodo scientifico e imparzialità, un dato oggettivo. Toglierlo di mezzo non risolve nessun problema della filiera, lo nasconde soltanto. È come togliere il termometro sperando che la febbre passi da sola."

L'importanza del monitoraggio ISMEA va oltre il semplice valore statistico. I dati raccolti costi-tuiscono infatti il presupposto tecnico per l'applicazione dell'articolo 5 del Decreto legislativo 198/2021, che considera pratica commerciale sleale la vendita dei prodotti agricoli a un prezzo inferiore ai costi di produ-zione. In assenza di un parametro ufficiale e aggiornato, anche l'attività di controllo dell'ICQRF rischia di perdere uno strumento essenziale per accertare e sanzionare eventuali violazioni, rendendo di fatto più diffi-cile contrastare le vendite sottocosto proprio nel momento di maggiore esposizione economica delle imprese agricole.

Secondo CIA, il costo di produzione rappresenta un dato esclusivamente tecnico e contabile, che deve conti-nuare a essere determinato da un organismo terzo e indipendente quale ISMEA. Diverso è invece il tema della formazione del prezzo di mercato, che trova già il proprio luogo di confronto nella Commissione Unica Nazionale del Grano duro, dove siedono in modo paritetico i rappresentanti della produzione agricola e dell'industria di trasformazione.

Per questo motivo l'organizzazione chiede al Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste di intervenire con tempestività per ripristinare il monitoraggio ISMEA, correggendo il vizio procedu-rale evidenziato dal TAR senza modificare l'autonomia e il rigore metodologico delle rilevazioni. Allo stesso tempo, CIA ritiene che l'eventuale coinvolgimento delle imprese molitorie debba limitarsi agli aspetti formali del procedimento amministrativo, senza mettere in discussione i criteri tecnici di elaborazione dei dati, e sol-lecita l'apertura di un tavolo di confronto con tutte le organizzazioni agricole per individuare una soluzione stabile che renda il sistema meno esposto a futuri contenziosi e restituisca certezza all'intera filiera.

"Non si può continuare a discutere di sostenibilità della filiera cerealicola e poi smantellare, un pezzo alla volta, gli strumenti che la rendono possibile – conclude Alessandro Taddei –. Chiediamo al Governo un segnale immediato: senza un dato certo sui costi di produzione, la lotta alle pratiche sleali resta lettera morta e il rischio è l'ulteriore abbandono dei campi da parte di migliaia di aziende agricole italiane."