Export, CNA Ascoli Piceno: «Quasi 60 miliardi di Made in Italy nelle zone di guerra, a rischio mercati strategici per le imprese»

In uno scenario geopolitico mondiale ad oggi estremamente complesso, tra conflitti armati e tensioni internazionali, sono coinvolti, direttamente o indirettamente, anche Paesi fortemente legati da rapporti commerciali con l’Italia e le sue piccole e medie imprese.
Dall’Arabia Saudita all’Ucraina, dagli Emirati Arabi all’Azerbaijan, la guerra coinvolge un’area molto significativa per il Made in Italy e che si è notevolmente ampliata con l’avvio delle ostilità nel Medio Oriente, zona che vale quasi 30 miliardi di euro per l’export italiano, di cui quasi 10 miliardi frutto del contributo di micro e piccole imprese. Vanno inoltre sommati altri 20/30 miliardi di esportazioni che dalla Penisola vanno in Estremo Oriente attraverso lo stretto di Hormuz, raggiungendo così i 60 miliardi di euro totali di export. Numeri che, ad oggi, farebbero dei Paesi in guerra nel loro complesso il terzo partner commerciale dell’Italia. Sebbene il tessuto produttivo abbia dimostrato notevoli capacità di adattamento e di diversificazione, per l’imprenditoria italiana i conflitti in atto e le barriere commerciali hanno un pesante impatto sulle vendite all’estero. È emblematico il trend dell’export verso la Russia, che dal picco storico di 7,7 miliardi nel 2021 è crollato a 3,7 miliardi l’anno scorso, anche e soprattutto per l’effetto delle sanzioni. L’area del Golfo esprime numeri molto più consistenti, quasi 29 miliardi nel 2025 con un balzo del 54% dal 2021. Meccanica (+75,7%) e moda (+107%) i due settori con le migliori performance, seguiti da alimentare e produzioni in metallo. Le tensioni geopolitiche contagiano anche il commercio con i Paesi non direttamente coinvolti come la Turchia, che già lo scorso anno ha registrato una contrazione di quasi il 10% degli acquisti di Made in Italy. Un prolungamento del conflitto nell’area del Golfo avrebbe quindi effetti molto pesanti sulla manifattura italiana, considerato che il Medio Oriente per il Made in Italy vale il doppio del mercato cinese. Infine, la questione dazi americani va a complicare ulteriormente il quadro. La contrazione dell’export degli ultimi due mesi dell’anno scorso si va consolidando con una flessione del 6,7% a gennaio e febbraio, con cali a due cifre per i macchinari e segnali di debolezza anche per l’agroalimentare, mentre continua il trend positivo del farmaceutico che gode di dazi agevolati. «I quasi 60 miliardi di esportazioni in Paesi coinvolti nelle guerre dimostrano la grande capacità delle nostre piccole imprese di operare in contesti molto difficili - sottolineano Arianna Trillini e Francesco Balloni, presidente e direttore della CNA di Ascoli Piceno - Tuttavia, di questo passo il conflitto nel Golfo avrà ripercussioni molto pesanti che in parte si stanno già manifestando, sia per il valore crescente di un mercato sempre più strategico, sia come snodo per l’export in altri mercati e per il sistema di approvvigionamenti».
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